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Dati

mondo

Dati sull’internet nel mondo
(hostcount)

A cura di Giancarlo Livraghi

Analisi aggiornate il 16 agosto 2010
(i dati più recenti sono del giugno 2010)

Il prossimo aggiornamento avverrà
probabilmente in marzo o aprile 2011


 
Questa analisi è aggiornata in base ai dati internazionali
del giugno 2010 pubblicati il 14 agosto 2010
I dati dei periodi precedenti, a partire dall’agosto 1997,
sono stati pubblicati nei numeri

8  15  24  31  38  43  50  56  61  62  65
68  70  73  74  76  78  80  81  82  83  84  86

della rubrica Il mercante in rete

Per le analisi sull’Europa vedi
dati europei
 



Alcune annotazioni sul metodo

I dati di hostcount su scala mondiale pubblicati nell’appendice 1 di La coltivazione dell’internet e online nella rubrica Il mercante in rete sono basati sulle statistiche pubblicate dalla Internet Domain Survey. L’ultimo aggiornamento di quella serie è stato pubblicato nel giugno 2010 (i dati sono aggiornati a marzo 2010). In passato erano state usate, per verifica, anche altre fonti. Ma non sono più disponibili – o sono diventate così sporadiche e imprecise da non offrire aggiornamenti attendibili. Comunque la fonte qui usata è l’unica che permette un confronto storico coerente dal 1981 al 2010.

Per hostcount si intende un calcolo del numero di host internet, cioè di “indirizzi IP” permanenti e attivi, cioè di nodi connessi alla rete, suddivisi per paese. (Sono una cosa diversa dai domain) Non c’è una correlazione diretta fra il numero di host e il numero di persone collegate alla rete in ciascun paese; il dato di hostcount è un indice rilevante del livello di attività nell’uso dell’internet. Naturalmente l’appartenenza al paese dipende da dove è registrata la proprietà del domain e non dalla collocazione fisica del “server”. Alcuni operatori, anche in Italia, usano domain “americani” (classificati come .com o .org o .net) ma questo fenomeno non ha dimensioni tali da modificare in modo rilevante il significato dei dati e i termini di confronto fra i diversi paesi. Tuttavia nell’analisi dei dati sono stati introdotti alcuni correttivi per neutralizare l’effetto di questo fattore.

Nel secondo semestre del 2006 la verifica del numero di host internet registrava, per l’unica volta in trent’anni, una diminuzione rispetto al periodo precedente. Ma si trattava solo di una differenza nel metodo di rilevazione riguardante gli Stati Uniti. In realtà la rete, anche in quel periodo, continuava crescere in tutto il mondo, con un andamento analogo a quello che si era rilevato negli anni precedenti (e, in alcune aree, più veloce).


In questa pagina sono aggiornati dati e tabelle, ma non ancora i grafici,
che lo saranno entro la fine di agosto o inizio settembre.
Comunque il quadro generale della situazione non è cambiato in sei mesi.


Crescita dell’internet in 30 anni

Questa è la crescita del numero di host internet dal 1981 al 2010 secondo le valutazioni della Domain Survey.

1981 – 213
1982 – 235
1983 – 562
1984 – 1.204
1985 – 1.961
1986 – 5.089
1987 – 28.174
1988 – 80.000
1989 – 159.000
1990 – 376.000
1991 – 727.000
1992 – 1.313.000
1993 – 2.217.000
1994 – 5.846.000
1995 – 14.352.000
1996 – 21.819.000
1997 – 29.760.000
1998 – 43.230.000
1999 – 72.398.000
2000 – 109.574.000
2001 – 147.345.000
2002 – 171.638.000
2003 – 233.101.000
2004 – 317.646.000
2005 – 394.992.000
2006 – 433.193.000
2007 – 541.677.000
2008 – 625.226.000
2009 – 732.740.000
2010 – 800.000.000

Il numero per il 2010 è una proiezione
basata sui dati del primo semestre.
 

L’andamento negli ultimi 19 anni (fino al 2009) è riassunto in questo grafico.

Host internet 1991-2009
Numeri in milioni

hostcount
 
Il dato del 2006 è “ponderato” per correggere la differenza di calcolo nei dati “americani”
 

La tendenza ha un andamento apparentemente semplice, ma in realtà è il risultato di molti diversi fattori, in continua evoluzione. Perciò è difficile definire un “modulo” di sviluppo. (Come è dimostrato dai fatti rispetto ai tentativi di prevederli – vedi “proiezioni”). La rete esiste da quarant’anni – che sono un periodo molto breve nella storia delle culture umane. Ha le caratteristiche (non solo quantitative) di una realtà “giovane”, lontata da ogni ipotizzabile fase di “assestamento”.

Comunque la crescita continua a essere veloce. La dimensione complessiva delle attività nell’internet è decuplicata in dieci anni – ed è raddoppiata negli ultimi quattro.




Prima di proseguire con l’analisi basata sul numero di host internet, vediamo brevemente un altro dato. Sono spesso diffuse informazioni contraddittorie e incoerenti sul numero di siti web (come su altre statistiche). Una valutazione credibile sembra quella pubblicata da Netcraft, che ha rilevato una forte crescita nel 2006-2008, ma si è trovato in difficoltà di rilevazione dei dati nel 2009-2010.

Il totale ha superato i 200 milioni – ma con qualche problema, come vediamo in questo grafico.


Siti web nel mondo – 1995-2010
numeri in milioni

sitiweb
La linea rossa indica i siti che risultano “attivi”
I dati più recenti da questa fonte sono dell’agosto 2010


Dopo un periodo di sviluppo debole, con qualche fase di diminuzione, fra il 2000 e il 2003, dovuta ai postumi della “sbornia speculativa”, c’è stato, e continua, un vigoroso ritorno della crescita. Il totale è decuplicato in dieci anni. È aumentato, però, il problema di un’alta percentuale di siti che non risultano “attivi”.

Secondo l’analisi di Netcraft, l’accelerazione nel 2006-2008 era in parte dovuta alla larga diffusione della “moda blog”. Sembra che negli anni seguenti ci sia un’inversione di tendenza, con una maggiore crescita di “siti web” nel senso “vero” del termine.

Ma per molti anni è continuato a salire il numero dei siti “non attivi”, che dopo varie oscillazioni sembra assestarsi intorno al 60 % del totale.

Anche da altre fonti risulta che molte delle presenze web sono siti provvisori, incompleti, trascurati o scarsi di contenuti. (Fra quelli attivi, sembra che circa due terzi siano siti pubblicamente aperti e accessibili liberamente a tutti, mentre un terzo, anche se non è “chiuso”, ha qualche limitazione di accesso – come, per esempio, una richiesta di “iscrizione”).

È interessante rilevare che, mentre ci sono cicli di variazione nell’uso di varie risorse, nella gestione dei siti web rimangono dominanti le tecnologie opensource. (Su sviluppi recenti vedi Il “passo avanti” di Linux).

La situazione confusa nel 2009-2010 non è dovuta a una reale diminuzione del numero di siti, ma a problemi nel “contarli”. Grosse aggregazioni di blog, prima non rilevabili, erano diventate “pubbliche” nel febbraio 2009, ma poi erano “scadute” o ritornate alla non verificabilità. Pre che ci siano stati non meglio identificati “crolli” di grossi sistemi di hosting, poi gradualmente sostituiti dalla crescita di altri. L’instabilità di quei sistemi e la discontinuità di molte iniziative hanno assunto dimensioni tali da confondere le valutazioni su larga scala.

Questo disordine c’è sempre stato, ma tende ad accentuarsi con la più vasta diffusione di attività che spesso sono effimere e rimangono abbandonate prima di avere una durevole identità. Un fatto interessante è che la “scomparsa” riguardava soprattutto i siti “non attivi”, mentre quelli con un’attività più stabile risentivano molto meno di questo problema.

Comunque si conferma, anche in questo caso, che le tendenze devono sempre essere valutate su periodi più lunghi.

 
Sembra che alcuni confondano il concetto di “sito” con quello di “pagina” (accade, stranamente, anche a fonti “autorevoli”). Sono, ovviamente, due cose diverse. Ogni sito web può contenere un numero “potenzialmente infinito” di pagine (cioè di singoli articoli o documenti, indipendentemente dalla loro lunghezza). Il sito in cui compare questa pagina ne contiene più di cinquecento. Un “motore di ricerca” come Google riesce a identificare più di otto miliardi di “pagine” in rete. È ragionevole pensare che ce ne siano molte di più (alcuni stimano che ce ne possano essere 100 o 200 miliardi – anche se nessuno sa come sia possibile contarle).
Un altro fra i parecchi elementi di confusione è la moda, diffusa da alcuni anni, di chiamare blog ogni sorta di attività in rete, spesso senza sapere di che cosa si tratta (vedi Blogologia, supplemento, Blog e umorismo e Blogomania).



Per quanto riguarda il numero di persone che usano l’internet,
c’è un’analisi sull’Italia (con alcuni confronti internazionali)
e un’altra riguardante la situazione in Europa e nel mondo




Situazione dell’internet nel mondo

Questa tabella riassume l’andamento di crescita dal 1994 al 2010.


  Numero
di host
% di crescita
semestrale annuale
Dicembre 1994 * 5.846.000 51,1 118,9
Giugno 1995 * 8.200.000 40,3 106,8
Dicembre 1995 * 14.352.000 75,0 145,5
Giugno 1996 * 16.729.000 29,9 104,0
Dicembre 1996 * 21.819.000 30,4 52,0
Giugno 1997 * 26.053.000 19,4 55,7
Dicembre 1997 29.670.000 13,9 36,0
Giugno 1998 36.739.000 23,8 41,0
Dicembre 1998 43.230.000 17,7 45,7
Giugno 1999 56.218.000 30,0 53,0
Dicembre 1999 72.398.000 28,8 67,5
Giugno 2000 93.047.800 28,5 65,5
Dicembre 2000 109.574.400 17,8 51,4
Giugno 2001 125.888.200 14,9 35,3
Dicembre 2001 147.344.700 17,0 34,5
Giugno 2002 162.128.500 10,0 28,8
Dicembre 2002 171.638.300 5,9 16,5
Dicembre 2003 233.101.500 n.a.   35,8
Giugno 2004 285.139.100 22,3 n.a.  
Dicembre 2004 317.646.000 11,4 36,3
Giugno 2005 353.284.000 11,2 23,9
Dicembre 2005 394.992.000 11,8 24,3
Giugno 2006 439.286.000 11,2 24,3
Dicembre 2006 433.193.000 – 1,3 9,6
Giugno 2007 489.774.000 13,1 11,5
Dicembre 2007 541.677.000 10,6 25,0
Giugno 2008 570.938.000 5,4 16,6
Dicembre 2008 625.226.000 9,5 15,4
Giugno 2009 681.065.000 8,9 19,2
Dicembre 2009 732.740.000 7,6 17,2
Giugno 2010 768.913.000 4,9 12,9
* Il metodo di analisi è cambiato a partire dal dicembre 1997.
I dati per gli anni 1994-1997 sono “ponderati”
per adeguare la vecchia metodologia alla nuova.
Le percentuali del 1994 riferite al 1993 sono basate sulla “vecchia” serie di dati.
Negli anni precedenti la velocità di crescita è stata variabile,
con un aumento quasi sempre superiore al 100 % annuale fino al 1988,
un po’ meno veloce fra il 1989 e il 1993,
seguito da una nuova acclerazione nel 1994-1996.

Dal 1987 al 2009 i dati di hoscount internazionali sono stati diffusi ogni sei mesi,
ma per il 2003 solo una volta, dopo la fine dell’anno.
Nel 2010, per la prima volta, sono stai disponibili i dati del primo trimestre.
con cui era stato fatto, in giugno, un parziale aggiornamento di questa pagina. 

In reatà la crescita dell’internet nel 2006 e nella prima metà del 2007 è stata più veloce di come appare da queste cifre. Come già osservato, nel 2006 erano cambiati i risutati delle rilevazioni per alcune categorie di domain attribuibili prevalentemente o esclusivamente agli Stati Uniti. Non sono del tutto chiari i motivi tecnici di queste variazioni, ma il fatto è che in tutto il resto del mondo si rilevava una crescita del 33 % nel 2006 rispetto al 2005, e del 25 % nel nel primo semestre 2007 rispetto a un anno prima, con una media complessiva di sviluppo analogo a quello degli anni precedenti (e anche negli Stati Uniti l’attività online continuava, in realtà, ad aumentare – con una crescita annua che si collocava probabilmente fra il 18 e il 20 per cento).

Le percentuali di aumento, ininzialmente molto elevate, erano (come è ovvio) progressivamente diminuite fino al 1997. Dal 1999 sembrava essersi innescata una fase più veloce, seguita da un (relativo) rallentamento nel 2001-2002.

Nel 2003-2004 si era rilevata una nuova accelerazione – un probabile “assestamento” dopo un periodo di sviluppo relativamente debole. Negli anni seguenti la crescita è continuata, con percentuali relativamente più basse su numeri sempre più grandi, ma con una velocità che rimane elevata rispetto allo sviluppo di ogni genere di altre tendenze.

Dall“analisi dei dati non c’è alcuna indicazione che lo sviluppo della rete risenta della “crisi economica” – né di altri fattori che possono avere effetti particolari in singoli paesi, ma non hanno conseguenze rilevabili nel quadro complessivo.




Per quanto riguarda l’Italia, è opportuna una certa cautela nella valutazione dei dati di crescita nel 2002-2006, che erano probabilmente “esagerati” rispetto a quelli di altri paesi (un fenomeno analogo sembra ripetersi nel 2010). Ma c’è un reale cambiamento di tendenza, a partire dal 1999-2000, che risulta evidente in questo grafico: un confronto fra l’andamento di crescita del hostcount italiano e quello mondiale dal 1995 al 2009.


Host internet 1995-2009
1994 = 100

crescita
 :
(Prima del 1995 la crescita in Italia era più lenta della media mondiale)


Quest’altro grafico mostra lo stesso andamento come percentuale dell’Italia rispetto al totale mondiale


Host internet italiani come % del totale mondiale
1992-2009

percentuale


Per alcuni anni (anche prima del 1992) la crescita dell’internet in Italia ha avuto uno sviluppo, in proporzione, analogo o inferiore alla media mondiale (per l’andamento rispetto all’Europa vedi il documento sui dati europei). Dopo una leggera crescita nel 1997, rimaneva quasi costante la percentuale dell’Italia rispetto al totale (fra 0,8 e 0,9 %). A partire dal 2000 c’è stato un cambiamento rilevante – e sembra che l’attività online in Italia continui a crescere più velocemente della media. Un “assestamento” nel 2008-2009 non è particolarmente significativo ed è (almeno in parte) determinato da una maggiore crescita in altri paesi che si stanno sviluppando rispetto a posizioni, in passato, meno evolute.

Un’indicazione diversa riguardante l’Italia è il numero di domain.it” come risulta dalle statistiche della registry authority nazionale.


Numero di domain .it – 1994-2009

domain


Un “brusco” aumento da 126.543 domain .it nel 1999 a 445.737 nel 2000 è dovuto a regole meno restrittive per la registrazione. Il numero di domain registrati in Italia ha superato il milione all’inizio del 2005 ed è salito a 1.783.178 alla fine del 2009. Non so quanto sia attendibile l’indicazione di un aumento a 1.940.000 nel luglio 2010, ma se (come sembra probabile) la crescita continuerà con lo stesso andamento il totale supererà i due milioni – se non quest’anno – entro il 2011.




Dati e statistiche non hanno mai una “precisione indiscutibile”. Per quanto riguarda i dati di hostcount internazionale dal 2002 al 2005 era ragionevole dubitare che la crescita dell’Italia fosse tale da collocarla (in “cifra assoluta”) al terzo posto nel mondo e al primo in Europa. Negli anni seguenti sembra che i dati siano più equilibrati (anche se è ragionevole supporre che in realtà l’Italia non abbia un hostcount superiore a quello della Francia). È comunque confermato che oggi l’Italia è fra i primi cinque o sei paesi del mondo per attività nell’internet – cosa che sarebbe stata “impensabile” nella prospettiva di sei o sette anni fa.

In molte parti del mondo ci sono cambiamenti rilevanti, con una crescita particolarmente veloce in alcuni paesi. Ma i dati di variazione in sei mesi o in un anno sono da considerare cum granu salis (e con ancora più cautela quando si tratta di un trimestre). Le tendenze vanno sempre osservate su periodi relativamente lunghi).

La tabella che segue analizza i dati per 50 paesi (su 240) con più di 500.000 host internet.


  Numero di host
giugno 2010
Per 1000
abitanti
Stati Uniti 396.830.000 1305,1
Giappone 54.845.674 428,7
Germania 23.769.041 289,4
Gran Bretagna * 23.750.000 386,5
Italia 23.160.300 385,7
Francia * 23.000.000 370,3
Canada * 22.000.000 667,2
Brasile 19.315.960 103,7
Spagna * 16.000.000 352,0
Cina 15.251.079 11,6
India * 13.500.000 11,9
Australia 13.361.251 625,2
Messico 12.853.787 120,5
Olanda 12.675.126 768,8
Russia 10.553.380 74,4
Polonia 10.510.365 275,6
Corea del Sud * 10.000.000 205,8
Taiwan 6.335.730 276,0
Argentina 6.025.615 151,6
Svizzera 4.816.017 634,3
Svezia ** 4.729.928 517,8
Belgio 4.586.719 429,9
Finlandia 4.393.787 825,0
Danimarca 4.119.946 747,6
Sudafrica 3.751.421 76,1
Rep. Ceca 3.440.693 331,4
Norvegia 3.352.498 698,6
Portogallo 3.266.523 303,6
Austria 3.266.262 391,5
Turchia 3.433.061 48,0
Ungheria 2.655.454 264,4
Grecia 2.573.825 229,5
Colombia 2.535.022 57,0
Romania 2.483.964 115,5
Nuova Zelanda 2.470.504 578,7
Israele 1.688.827 234,5
Irlanda 1.338.553 302,7
Tailandia 1.335.373 20,2
Croazia 1.279.010 288,6
Indonesia 1.268.680 5,6
Lituania 1.169.521 349,1
Slovacchia 1.133.287 209,4
Cile 1.056.030 63,5
Ucraina 1.097.721 23,8
Singapore 992.786 273,9
Hong Kong 817.766 118,1
Bulgaria 785.546 102,8
Uruguay 765.526 229,6
Estonia 729.534 544,0
Serbia 566.962 57,4
Totale mondo 768.913.036 58,7
I dati per gli Stati Uniti sono “ponderati” per tener conto del fatto
che una parte dei domain “apparentemente americani” ha sede in altri paesi.
Lo stesso correttivo è introdotto nei grafici che seguono.
L’indice di densità “mondiale” è calcolato escludendo gli Stati Uniti.

* I dati disponibili per Gran Bretagna, Canada, Spagna, India e Corea appaiono “sottostimati”
e perciò qui i numeri sono arbitrariamente, ma non irragionevolmente, aumentati.
 
 
** Nel caso della Svezia il numero tiene conto del “fenomeno Niue

Come sempre in queste analisi, non sono prese in considerazione
le apparenti diminuzioni in alcuni (pochi) paesi probabilmente
dovute ai criteri di valutazione più che a cambiamenti reali.
 

Il quadro è in continua evoluzione. In anni recenti ci sono alcune notevoli variazioni, come la crescita della Francia (che per la prima volta nel 2004 aveva superato l’Australia – e nel 2006 anche l’Olanda), della Polonia e più recentemente della Russia. In forte sviluppo l’America Latina (in particolare il Brasile) e alcuni paesi dell’Asia. Nei primi mesi del 2010 sembra esserci un’accelerazione del Sudafrica (supera quello che era il totale nel continente alla fine del 2009). Ma in ogni caso (e in ogni parte del mondo) gli assestamenti dovranno essere verificati nei prossimi anni.

Un “improvviso” cambiamento nel 2007 è stato un enorme aumento del hostcount in Cina. Su “balzi” così sproporzionati è sempre necessario avere qualche dubbio. Una valutazione più significativa si potrà fare solo nei prossimi anni. Vedi, poco più avanti, altre osservazioni sugli sviluppi in Cina e in India.

È interessante rilevare che ci sono, di nuovo, forti indici di crescita anche in paesi a densità molto elevata – e ciò conferma che siamo ancora lontani da ogni possibile “livello di saturazione”. Per maggiori dettagli sulla situazione in Europa vedi l’analisi dei dati europei.

Nel 1999 c’erano sei paesi nel mondo con più di un milione di host internet (di cui due in Europa). Nel 2000 erano dieci, nel 2001 tredici, nel 2002 diciassette. Nel 2003 sono saliti a venti, nel 2005 a ventisei, nel 2006 a trentaqattro, nel 2007 a trentasette, nel 2008 a trentanove, nel 2009 a quarantuno, nel 2010 a quarantaquattro, di cui venticinque in Europa, nove in Asia, sette nelle Americhe, due in Oceania e uno in Africa.

I paesi con oltre tre milioni di host erano due nel 2001, otto nel 2003, tredici nel 2005, diciassette nel 2006 e sono trenta (di cui sedici in Europa) nel 2010. Diciannove paesi sono oltre i cinque milioni (otto in Europa, è probabile che nel 2011 siano dieci). Oltre i dieci milioni sono diciassette, di cui otto in Europa. L’Italia ha superato il milione nel 2000, due milioni nel 2001, tre nel 2002, cinque nel 2003, dieci nel 2005 e venti nel 2009.

Ci sono altre tre “nazioni” (se non si tiene conto dei confini politici) con più di venti milioni di host internet. C’è un documento che analizza la presenza online dei paesi di lingua spagnola e portoghese e dell’area etnica cinese.

La comunità di lingua spagnola (di cui il un terzo è in Spagna e resto nell’America Latina) continua ad avere una forte crescita (ha superato i 10 milioni di host internet nel 2005 e i 40 milioni nel 2009). Ha una presenza importante anche l’area di lingua portoghese: la somma di Brasile e Portogallo (più alcuni altri paesi) ha superato i 20 milioni di host nel 2009.

In anni recenti si era rilevato un minore sviluppo nell’area etnica cinese (la cui attività in rete era per il 96 % fuori dalla Cina continentale) ma da tre anni c’è una nuova evoluzione, perché sembra che l’attività in rete sia cresciuta anche in Cina.

Nei due più grandi paesi del mondo l’attività in rete è sempre stata molto scarsa rispetto all’ampiezza della popolazione. Ci sono recenti segnali di cambiamento, ma finora i dati sono poco chiari e di difficile interpretazione.

Per la prima volta nel 2002 la Cina (esclusa Hong Kong) era comparsa fra i paesi con più di 100.000 host internet. C’era stato, in quel periodo, un aumento rilevante rispetto agli anni precedenti, ma con una densità molto bassa rispetto alla popolazione (meno di 0,2 host per mille abitanti). Non si era rilevato uno sviluppo significativo dal 2004 al primo semestre del 2006.

Nel 2007, per la prima volta, i dati segnalavano una forte crescita, con quasi due milioni di host internet in Cina. E poi, improvvisamente, sembravano saliti a più di dieci milioni – e a 14 nel 2008 (ma con un minire sviluppo nei periodi seguenti). È probabile che il numero sia “sovrastimato” – comunque rimane a un livello basso rispetto alla popolazione (meno di 12 host per mille abitanti).

Continua a esserci in Cina una forte repressione dell’internet – insieme a un rigido controllo e a una severa censura su tutti i mezzi di informazione e di comunicazione.

In India si parla da molti anni di un impegno per una più ampia diffusione della rete, ma (nonostante la diffusa conoscenza dell’inglese e l’alto livello di cultura informatica in alcune parti del paese) lo sviluppo era rimasto molto limitato fino al 2004, quando si era verificato un forte aumento del hostcount (e, per la prima volta, l’India aveva superato la Cina).

Si è registrata un’ulteriore notevole crescita in India nel 2005-2006 (1.685.000 host nel 2006 rispetto a 838.000 nel 2005, 276.000 nel 2004 e 144.000 nel 2003). Lo sviluppo nel 2007-2010 appare molto “sottostimato” e perciò in questa analisi è stato provvisoriamente inserito un dato “arbitrario” che è probabilmente inferiore a una valutazione realistica dello sviluppo.

Ma la densità rispetto alla popolazione è ancora molto bassa rispetto al potenziale che l’India potrebbe esprimere. La situazione è peggiore nel resto del “subcontinente” indiano (vedi l’analisi dei dati in Asia). Verifiche più significative della situazione in India (come in altri paesi) richiederanno un più lungo periodo, probabilmente alcuni anni.

Vediamo in forma grafica la situazione per “grandi aree geografiche”.


Grandi aree geografiche
(2009)

aree


La situazione generale, in questa prospettiva, rimane simile a quella che avevamo visto nei periodi prededenti. La “globalità” è molto relativa. Una grande parte del mondo è ancora isolata dall’internet. Il Nord America e l’Europa, con il 19 % della popolazione, hanno il 75 % dell’attività in rete.

Il continente (al di fuori del Nord America) con la densità più alta rispetto alla popolazione è l’Oceania, che ha 320 host internet per 1000 abitanti. La media in Europa è 215. Nell’America latina è 76 (per la prima volta nel 2006 aveva superato la media mondiale). In Asia è 22 e in Africa è poco più di 3 – cioè, rispettivamente, circa un decimo e un settantesimo del livello europeo.

Vediamo, da questo punto di vista, riassunta in un grafico la situazione per “grandi aree”.


Host internet per 1000 abitanti
(2009)

densita


Anche all’interno di ciascuna delle zone geografiche ci sono forti concentrazioni. Il 95% della rete nel Nord America è negli Stati Uniti. In Oceania il 99 % è in due paesi: Australia e Nuova Zelanda. Il 59 % dell’internet dell’Asia è in Giappone (circa il 24 % nell’area etnica cinese). Il 70 % dell’Africa è in Sudafrica, l’80 % dell’America centro-meridionale è in Brasile e Argentina. Solo in Europa nessun paese ha più del 16 % del totale; ma anche nel nostro continente rimangono forti squilibri, come risulta dall’analisi dei dati europei.

Nel dicembre 2009, rispetto a un anno prima, l’attività in rete è cresciuta del 17 % su scala mondiale, 20 % nel Nord America, 24 % nell’America centro-meridionale, 17 % in Asia, 16 % in Oceania, 9 % in Europa (con un rallentamento rispetto agli anni precedenti). È molto notevole il 50 % di crescita in Africa (ma su dimensioni ancora molto piccole in confronto agli altri continenti).

La percentuale degli Stati Uniti rispetto al resto del mondo è diminuita nel corso degli anni, ma rimane dominante. Per notare come la situazione sta cambiando, vediamo un grafico di otto anni fa (paesi che avevano più di un milione di host internet alla fine del 2001).


13 paesi – 2001

13 paesi


Il predominio degli Stati Uniti, che era sempre stato molto forte, in quel periodo era di nuovo aumentato. L’Italia era da poco comparsa fra “i primi dieci” paesi del mondo.

Vediamo la stessa situazione aggiornata ai dati più recenti (paesi con più di dieci milioni di host internet alla fine del 2009).


14 paesi – 2009

15 paesi


Il quadro è in continua evoluzione, ma il predominio americano rimane molto forte. Vediamo anche alcuni cambiamenti nella situazione di altri paesi. Per quanto discutibile possa essere l’esattezza dei dati, il fatto è che la posizione dell’Italia è sostanzialmente migliorata rispetto a quella che era dalle origini della rete fino all’inizio di questo secolo.

Se per una lettura più chiara togliamo gli Stati Uniti dal grafico, questa è la presenza in rete degli altri 27 paesi con più di tre milioni di host internet.


27 paesi – 2009

25 paesi


Ci sono cambiamenti rilevanti rispetto ad alcuni anni fa, con la crescita di alcuni paesi europei e con una più forte presenza del Brasile e del Messico (oltre a quanto già osservato sugli sviluppi in Cina e in India). Ma più di un terzo di tutta la rete al di fuori degli Stati Uniti è ancora concentrato in cinque paesi che hanno il sei per cento della popolazione mondiale.

Vediamo ora un confronto rilevante: il grafico che mostra le grandi differenze di densità rispetto alla popolazione nei 41 paesi con più di un milione di host internet.


Host internet per 1000 abitanti in 41 paesi (2009)

per mille
La dimensione degli Stati Uniti è ridotta del 30 % per migliore leggibilità del grafico.


Anche per densità rispetto alla popolazione è dominante la presenza degli Stati Uniti (che già nel 1998 avevano superato il “primato” tradizionale della Finlandia). Si conferma, con notevole crescita, l’alta densità che c’è sempre stata nell’area scandinava – già da parecchi anni raggiunta dall’Olanda. La posizione dell’Italia è molto migliorata negli ultimi sei anni, anche se è ancora lontana da quella dei paesi più avanzati.

Continua la crescita del Giappone, che per la prima volta nel 2005 aveva superato il livello di densità di Taiwan. Dal 2004 si rileva una nuova evoluzione della Francia. Continua un forte sviluppo in molti paesi dell’Europa centro-orientale (in questo periodo, particolarmente in Russia).

Non molti anni fa era difficile immaginare che si potesse arrivare a più di un host internet per abitante negli Stati Uniti (e anche in altri paesi, come l’Islanda e la Finlandia, non si è lontani da quel livello). Questo è in parte dovuto a singole persone che sviluppano una propria presenza in rete, ma anche a molteplici attività diversamente organizzate da parte di imprese, organizzazioni e servizi di informazione. Molte di queste iniziative sono labili e hanno scarsa stabilità ma l’evoluzione è continua. È sempre azzardato fare previsioni, ma le tendenze verificate finora indicano una forte probabilità che ci sia un ulteriore sviluppo nei prossimi anni.

Benché la rete esista da quarant’anni, è ancora in una fase iniziale del suo sviluppo, con molte possibilità di crescita e di evoluzione.

Vediamo ora un aggiornamento del grafico riguardante l’attività in rete in relazione al reddito (prodotto interno lordo) per gli stessi 41 paesi.

Per evitare variazioni influenzate dalla “crisi finanziaria” i dati di reddito usati in questi calcoli sono intenzionalmente un po’ meno recenti (quelli che erano disponibili nel 2008, generalmente riferiti al 2007).


Host internet in rapporto al reddito (PIL) in 41 paesi (2009)

reddito


Prima di cedere a una tentazione di “sensazionalismo”, è meglio essere prudenti nell’affermare che un singolo paese abbia una situazione particolarmente forte (o debole) in base a questo criterio.

La significatività, dei numeri non è tale da poter affermare che questi sviluppi siano “esattamente” misurabili. È tuttavia vero che ci sono, nel mondo, molte diverse situazioni evolutive.

Che l’India possa superare, in confronto al reddito, molti paesi europei è un’ipotesi credibile e probabile, ma non è ancora “dimostrata” dai dati finora disponibili (che infatti qui sono “corretti” secondo criteri ragionevoli, ma non “matematicamente precisi”). E così altre evoluzioni che si possono ragionevolmente valutare, ma trovano conferma nei dati solo in periodi più lunghi.

L’esattezza delle statistiche è sempre discutibile – e lo sono in particolare le due unità di misura che qui si incrociano: il calcolo del numero di host internet e le valutazioni del reddito nazionale (“prodotto interno lordo”).

Non ci può essere alcuna “certezza” sul valore numerico di singoli dati, specialmente nel breve periodo di uno o pochi anni. Ma le tendenze verificate nel tempo, e l’evoluzione generale della situazione, hanno sufficienti conferme per considerate rilevante un quadro in continuo cambiamento, in cui si confermano alcune posizioni già evidenti fin delle origini delle rete accanto a nuovi sviluppi.

Per molti anni l’Italia era stata il “fanalino di coda” in questa classifica. Sembra che poi gradualmente abbia superato la Francia e la Germania – e più tardi anche la Gran Bretagna. Sempre con i necessari dubbi sull’attendibilità di dati, è credibile che ci sia stato (e che continui) un significativo sviluppo delle attività italiane in rete (mentre è, in proporzione, meno dinamica la crescita del numero di persone online – vedi dati italiani).

Non sempre alla quantità corrisponde un’adeguata qualità – ma questo è un problema anche nel resto del mondo.

Come si era già notato nelle analisi precedenti, continua una notevole crescita del livello di attività in rete, rispetto allo sviuppo economico, in alcuni paesi dell’Europa orientale e dell’America latina.

Anche negli anni precedenti si era notato che molti paesi di sviluppo più recente erano saliti, in rapporto al reddito, a un livello più alto di paesi tradizionalmente molto attivi nell’internet. Anche da questo punto di vista si conferma la forte posizione di alcuni paesi a reddito elevato, come l’Olanda, mentre alcune fra le più grandi economie del mondo rimangono relativamente arretrate.




Può essere interessante osservare la densità di uso dell’internet anche sotto forma di carta geografica.


Host internet per 1000 abitanti
(giugno 2010)

mappamondo
 
Un po’ arbitrariamente in questa mappa l’area di densità
è estesa solo a una parte della federazione russa
poiché è ragionevole pensare che l’attività online
sia concentrata soprattutto nella Russia europea.
 

Questa mappa è cambiata rispetto agli anni precedenti. Per esempio oggi ci sono più di quaranta paesi con oltre 200 host internet per mille abitanti (fra cui l’Italia dal 2006). Nel 2002 erano tre (Stati Uniti, Finlandia e Islanda).

Ma il quadro generale è sempre lo stesso. La “globalità” dell’internet è limitata a una parte del globo.

Il più forte uso della rete rimane concentrato sulle due sponde dell’Atlantico settentrionale e in alcune parti dell’Oceania, dell’Asia orientale e del Medio Oriente. C’è una notevole evoluzione in alcuni paesi dell’America Latina – anche se ancora lontana dai livelli degli Stati Uniti, del Canada e dell’Europa.

Il resto del mondo è in gran parte escluso.


In altri documenti della sezione “dati”
ci sono mappe più dettagliate per
 Europa  Asia  Africa  America Latina




Uno sguardo al passato

Questa parte dell’analisi si aggiorna una volta all’anno.
La prossima volta sarà nel secondo trimestre del 2011.

Sembra lontana, ma non è “passato remoto”, la situazione nel 1996 – quando fu pubblicata in un libro la prima stesura di queste analisi sull’attività nell’internet. Può essere interessante confrontarla con i dati del 2009.

Nel 1996 nessun paese al mondo, all’infuori degli Stati Uniti, aveva un milione di host internet (ora sono 41 ed è probabile che fra sei mesi o un anno siano di più). Il Giappone non aveva ancora raggiunto il hostcount della Gran Bretagna e della Germania. L’Olanda e la Francia non avevano superato il totale, tradizionalmente alto, della Finlandia. L’Italia, che aveva da poco sorpassato la Norvegia, era ancora molto lontana non solo dalla Finlandia, ma anche dalla Svezia.

L’Italia era al quattordicesimo posto del mondo “in cifra assoluta” e al trentesimo per densità (host per mille abitanti). In Europa era settima per hostcount totale e tredicesima per densità. Da allora la situazione è molto cambiata – anche se, dal punto di vista della densità, l’Italia è ancora dodicesima in Europa e sedicesima nel mondo.

Questa tabella mostra i cambiamenti in quelli che nel 1996 erano i primi venti paesi del mondo per attività nell’internet – con un’indicazione del fattore di moltiplicazione nel 2009 rispetto al 1996, al 1998 e al 2000.
 

  migliaia di host crescita 2009 su
1996 1998 2000 1996 1998 2000
mondo 21.819 43.230 109.574 x 33,6 x 16,9 x 6,7
Stati Uniti 10.110 23.800 72.457 x 37,4 x 15,9 x 5,2
Gran Bretagna 764 1.322 2.291 x 31,0 x 17,9 x 10,3
Germania 743 1.309 2.163 x 32,0 x 18,2 x11,2
Giappone 734 1.352 4.641 x 71,0 x 38,7 x 11,2
Canada 603 1.028 2.364 x 29,8 x 14,6 x 7,6
Australia 515 750 1.616 x 24,6 x 16,9 x 7,8
Finlandia 328 514 772 x 13,3 x 8,5 x 5,6
Olanda 277 533 1.624 x 45,2 x 23,5 x 12,2
Francia 252 447 1.376 x 87,3 x 49,2 x 15,9
Svezia 246 381 764 x 17,9 x 11,5 x 5,8
Italia 193 358 1.631 x 116,5 x 62,8 x 13,7
Norvegia 177 312 525 x 18,1 x 10,3 x 6,1
Svizzera 135 216 461 x 29,4 x 18,4 x 8,6
Spagna 119 258 664 x 134,5 x 62,0 x 24,1
Danimarca 111 200 436 x 36,4 x 20,2 x 9,2
Austria 99 152 504 x 31,9 x 20,5 x 6,2
Sudafrica 99 141 185 x 21,7 x 15,2 x 6,9
Nuova Zelanda 85 178 310 x 28,9 x 13,8 x 7,9
Brasile 77 164 623 x 231,0 x 108,5 x 28,5
Russia 69 176 335 x 131,8 x 101,1 x 27,1


La crescita è molto veloce in tutto il mondo, con diversi andamenti di sviluppo, ma con una tendenza complessiva che, anche in periodi recenti, porta il numero di host internet a moltiplicarsi (il totale mondiale è più che raddoppiato negli ultimi cinque anni).

È interessante notare che anche paesi che già nel 1996 avevano un’attività in rete molto superiore alla media, come la Finlandia, la Svezia, la Norvegia e l’Australia, continuano a crescere con notevole velocità – mentre ci sono molte altre situazioni, in ogni parte del mondo, con andamenti di sviluppo paragonabili (o anche superiori) a quello del Brasile.

Non è mai ragionevole tentare profezie. Ma sembra molto probabile che l’internet continui a crescere nei prossimi anni e che il quadro continui a cambiare – con sviluppi, almeno in parte, imprevisti e imprevedibili.




In due allegati ci sono analisi
sulla situazione dell’internet
in Asia e in Africa

    Asia     Africa


Un’altra analisi
internazionale ed europea
riguarda il numero di persone
che usano l’internet


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