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Dati

mondo

Dati sull’internet nel mondo
(hostcount)

A cura di Giancarlo Livraghi

Analisi aggiornate il 18 settembre 2012
(i dati più recenti sono del giugno 2012)

Il prossimo aggiornamento avverrà
probabilmente in agosto o settembre 2013


 
Questa analisi è aggiornata in base ai dati internazionali
del giugno 2012 pubblicati il 14 settembre 2012
I dati dei periodi precedenti, a partire dall’agosto 1997,
sono stati pubblicati nei numeri

8  15  24  31  38  43  50  56  61  62  65  68  70
73  74  76  78  80  81  82  83  84  86  87  88  89 

della rubrica Il mercante in rete

Per le analisi sull’Europa vedi
dati europei
 



Alcune annotazioni sul metodo

I dati di hostcount su scala mondiale pubblicati nell’appendice 1 di La coltivazione dell’internet e online nella rubrica Il mercante in rete sono basati sulle statistiche pubblicate dalla Internet Domain Survey. L’ultimo aggiornamento di quella serie è stato pubblicato il 14 settembre 2012 (i dati sono aggiornati a giugno 2012). In passato erano state usate, per verifica, anche altre fonti. Ma non sono più disponibili – o sono diventate così sporadiche e imprecise da non offrire aggiornamenti attendibili. Comunque la fonte qui usata è l’unica che permette un confronto storico coerente dal 1981 al 2012.

Per hostcount si intende un calcolo del numero di host internet, cioè di “indirizzi IP” permanenti e attivi, cioè di nodi connessi alla rete, suddivisi per paese. (Sono una cosa diversa dai domain) Non c’è una correlazione diretta fra il numero di host e il numero di persone collegate alla rete in ciascun paese; il dato di hostcount è un indice rilevante del livello di attività nell’uso dell’internet. Naturalmente l’appartenenza al paese dipende da dove è registrata la proprietà del domain e non dalla collocazione fisica del “server”. Alcuni operatori, anche in Italia, usano domain “americani” (classificati come .com o .org o .net) ma questo fenomeno non ha dimensioni tali da modificare in modo rilevante il significato dei dati e i termini di confronto fra i diversi paesi. Tuttavia nell’analisi dei dati sono stati introdotti alcuni correttivi per neutralizare l’effetto di questo fattore.

Nel secondo semestre del 2006 la verifica del numero di host internet registrava, per l’unica volta in trent’anni, una diminuzione rispetto al periodo precedente. Ma si trattava solo di una differenza nel metodo di rilevazione riguardante gli Stati Uniti. In realtà la rete, anche in quel periodo, continuava crescere in tutto il mondo, con un andamento analogo a quello che si era rilevato negli anni precedenti (e, in alcune aree, più veloce).


Crescita dell’internet in 32 anni

Questa è la crescita del numero di host internet dal 1981 al 2012 secondo le valutazioni della Domain Survey.

1981 – 213
1982 – 235
1983 – 562
1984 – 1.204
1985 – 1.961
1986 – 5.089
1987 – 28.174
1988 – 80.000
1989 – 159.000
1990 – 376.000
1991 – 727.000
1992 – 1.313.000
1993 – 2.217.000
1994 – 5.846.000
1995 – 14.352.000
1996 – 21.819.000
1997 – 29.760.000
1998 – 43.230.000
1999 – 72.398.000
2000 – 109.574.000
2001 – 147.345.000
2002 – 171.638.000
2003 – 233.101.000
2004 – 317.646.000
2005 – 394.992.000
2006 – 433.193.000
2007 – 541.677.000
2008 – 625.226.000
2009 – 732.740.000
2010 – 818.374.000
2011 – 888.239.000
2012 – 930.000.000

Il dato 2012 è una proiezione basata sui dati del primo semestre.

L’andamento negli ultimi vent’anni è riassunto in questo grafico.

Host internet 1992-2011
Numeri in milioni

hostcount
  Il dato del 2006 è “ponderato” per correggere una differenza di calcolo nei dati “americani”
 

La tendenza ha un andamento apparentemente semplice, ma in realtà è il risultato di molti diversi fattori, in continua evoluzione. Perciò è difficile definire un “modulo” di sviluppo. (Come è dimostrato dai fatti rispetto ai tentativi di prevederli – vedi “proiezioni”). La rete esiste da quarant’anni – che sono un periodo molto breve nella storia delle culture umane. Ha le caratteristiche (non solo quantitative) di una realtà “giovane”, lontata da ogni ipotizzabile fase di “assestamento”.

Comunque la crescita continua a essere veloce. La dimensione complessiva delle attività nell’internet è decuplicata in undici anni – ed è raddoppiata negli ultimi cinque.




Prima di proseguire con l’analisi basata sul numero di host internet, vediamo brevemente un altro dato, che riguarda i siti web. Su tutte le statistiche è sempre opportuno avere qualche dubbio, ma una valutazione credibile è quella pubblicata da Netcraft.

Il totale ha superato i 600 milioni – ma con qualche problema, come vediamo in questo grafico.


Siti web nel mondo – 1995-2013
numeri in milioni

sitiweb
La linea rossa ––– indica i siti che risultano “attivi”
I dati più recenti da questa fonte sono del maggio 2013


Il numero è decuplicato negli ultimi sette anni. Ma continua ad aumentare l’alta percentuale di siti che risultano “non attivi”. Nel corso degli anni è cresciuta, fino a superare il 70 per cento. Nell’agosto-settembre 2011 si era rilevata un’insolita crescita dei siti “attivi”, ma poi è di nuovo aumentata la differenza rispetto al totale.

Anche da altre fonti risulta che molte delle presenze web sono siti provvisori, incompleti, trascurati o scarsi di contenuti. (Il fenomeno si era accentuato con la “moda blog”, che poi ha avuto un declino, ma è sempre più diffuso anche in altri generi di attività).

È interessante rilevare che, mentre ci sono cicli di variazione nell’uso di diverse risorse, nella gestione dei siti web rimangono dominanti le tecnologie opensource.

La situazione confusa nel 2009-2010 non era dovuta a una reale diminuzione del numero di siti, ma a problemi nel “contarli”. Alcune aggregazioni, prima non rilevabili, erano diventate “pubbliche” nel febbraio 2009, ma poi erano “scadute” o ritornate alla non verificabilità. Pare che ci siano stati non meglio identificati “crolli” di grossi apparati di hosting, poi gradualmente sostituiti dalla crescita di altri. L’instabilità di quei sistemi e la discontinuità di molte iniziative avevano assunto dimensioni tali da confondere le valutazioni su larga scala.

Questo disordine c’è sempre stato, ma si era accentuato con la più vasta diffusione di attività che spesso sono effimere e rimangono abbandonate prima di avere una durevole identità. Infatti la “scomparsa” riguardava soprattutto i siti “non attivi” – con variazioni più brevi, e molto meno rilevanti, per quelli che hanno una presenza significativa.

A partire dalla seconda metà del 2010 i problemi di rilevazione dei dati sembravano risolti (o almeno ridotti a dimensioni che influiscono poco sull’andamento generale). Nel novembre 2010 il totale aveva superato il “livello massimo” precedente – e la crescita è continuata.

Nel giugno 2012 si rilevavano 697 milioni di siti web, ma poi il totale è sceso a 666 in luglio, 628 in agosto, 620 in settembre e ottobre.

Nel novembre 2012 si era rilevato un “modesto” aumento, con un totale di 625 milioni. In dicembre era salito a 634 milioni, ma nei primi tre mesi del 2013 si rilevava una piccola diminuzione oscillante fra 630 e 632. Una crescita a 649 milioni in aprile, poi a 673 in maggio, per ora rimane al di sotto dei totali rilevati nel 2012.

Non è facile capire se ci siano fasi di diminuzione reale. Sembra più probabile che si tratti di problemi nella rilevazione e verifica dei dati. Come accade spesso con ogni genere di tendenze, per capire l’evoluzione occorreranno verifiche in periodi più lunghi.

 
Sembra che alcuni confondano il concetto di “sito” con quello di “pagina” (accade, stranamente, anche a fonti “autorevoli”). Sono, ovviamente, due cose diverse. Ogni sito web può contenere un numero “potenzialmente infinito” di pagine (cioè di singoli articoli o documenti, indipendentemente dalla loro lunghezza). Il sito in cui compare questa pagina ne contiene più di cinquecento. Nessuno sa come sia possibile contare il numero di “pagine” esistenti in rete. Ci sono “stime” variabili da 30 a 50 miliardi, ma sono opinioni non verificabili. (Se fosse vero ci sarebbero circa 40 pagine per ogni host internet di cui si rileva l’esistenza – 60 per ogni sito web e 200 per ogni sito “attivo”. Dimensioni non incredibili, ma probabilmente esagerate. Comunque sono solo ipotesi).





Situazione dell’internet nel mondo

Questa tabella riassume l’andamento di crescita dal 1994 al 2012.


  Numero
di host
% di crescita
semestrale annuale
Dicembre 1994 * 5.846.000 51,1 118,9
Giugno 1995 * 8.200.000 40,3 106,8
Dicembre 1995 * 14.352.000 75,0 145,5
Giugno 1996 * 16.729.000 29,9 104,0
Dicembre 1996 * 21.819.000 30,4 52,0
Giugno 1997 * 26.053.000 19,4 55,7
Dicembre 1997 29.670.000 13,9 36,0
Giugno 1998 36.739.000 23,8 41,0
Dicembre 1998 43.230.000 17,7 45,7
Giugno 1999 56.218.000 30,0 53,0
Dicembre 1999 72.398.000 28,8 67,5
Giugno 2000 93.047.800 28,5 65,5
Dicembre 2000 109.574.400 17,8 51,4
Giugno 2001 125.888.200 14,9 35,3
Dicembre 2001 147.344.700 17,0 34,5
Giugno 2002 162.128.500 10,0 28,8
Dicembre 2002 171.638.300 5,9 16,5
Dicembre 2003 233.101.500 n.a.   35,8
Giugno 2004 285.139.100 22,3 n.a.  
Dicembre 2004 317.646.000 11,4 36,3
Giugno 2005 353.284.000 11,2 23,9
Dicembre 2005 394.992.000 11,8 24,3
Giugno 2006 439.286.000 11,2 24,3
Dicembre 2006 433.193.000 – 1,3 9,6
Giugno 2007 489.774.000 13,1 11,5
Dicembre 2007 541.677.000 10,6 25,0
Giugno 2008 570.938.000 5,4 16,6
Dicembre 2008 625.226.000 9,5 15,4
Giugno 2009 681.065.000 8,9 19,2
Dicembre 2009 732.740.000 7,6 17,2
Giugno 2010 768.913.000 4,9 12,9
Dicembre 2010 818.374.000 4,0 11,7
Giugno 2011 849.870.000 3,8 11,8
Dicembre 2011 888.239.000 4,5 8,6
Giugno 2012 908.586.000 2,3 6,9
* Il metodo di analisi è cambiato a partire dal dicembre 1997.
I dati per gli anni 1994-1997 sono “ponderati”
per adeguare la vecchia metodologia alla nuova.
Le percentuali del 1994 riferite al 1993 sono basate sulla “vecchia” serie di dati.
Negli anni precedenti la velocità di crescita è stata variabile,
con un aumento quasi sempre superiore al 100 % annuale fino al 1988,
un po’ meno veloce fra il 1989 e il 1993,
seguito da una nuova acclerazione nel 1994-1996.

Dal 1987 al 2009 i dati di hoscount internazionali sono stati diffusi ogni sei mesi,
ma per il 2003 solo una volta, dopo la fine dell’anno.
Nel 2010 erano stati pubblicamente disponibili anche dati trimestrali.
ma poi questa pratica non è continuata.

In reatà la crescita dell’internet nel 2006 e nella prima metà del 2007 è stata più veloce di come appare da queste cifre.
Nel 2006 erano cambiati i risultati delle rilevazioni per alcune categorie di domain attribuibili prevalentemente agli Stati Uniti.
Non sono chiari i motivi tecnici di queste variazioni, ma il fatto è che in realtà la crescita era continuata a che in quel periodo.
 

Le percentuali di aumento, ininzialmente molto elevate, erano (come è ovvio) progressivamente diminuite fino al 1997. Dal 1999 sembrava essersi innescata una fase più veloce, seguita da un (relativo) rallentamento nel 2001-2002. Nel 2003-2004 si era rilevata una nuova accelerazione – un probabile “assestamento” dopo un periodo di sviluppo relativamente debole.

Negli anni seguenti la crescita è continuata, con percentuali relativamente più basse (e in discontinua, ma progressiva, diminuzione) su numeri sempre più grandi. Nel primo semestre del 2012 la percentuale di aumento è la più bassa in tutta la storia della rete, ma comunque la velocità rimane elevata rispetto allo sviluppo di ogni genere di altre tendenze.

Per chi ama le “cifre tonde”... se la crescita continuasse con le percentuali del 2011-2012 si arriverebbe a un miliardo di host internet nella prima metà del 2014.




Per quanto riguarda l’Italia, è opportuna una certa cautela nella valutazione dei dati, che in alcuni periodi appaiono “esagerati” rispetto a quelli di altri paesi. Ma c’è un reale cambiamento di tendenza, a partire dal 1999-2000, che risulta evidente in questo grafico: un confronto fra l’andamento di crescita del hostcount italiano e quello mondiale dal 1995 al 2011.


Host internet 1995-2011
1994 = 100

crescita
 
(Prima del 1995 la crescita in Italia era più lenta della media mondiale)


Quest’altro grafico mostra lo stesso andamento come percentuale dell’Italia rispetto al totale mondiale


Host internet italiani come % del totale mondiale
1992-2011

percentuale


Per alcuni anni (anche prima del 1992) la crescita dell’internet in Italia aveva avuto uno sviluppo, in proporzione, analogo o inferiore alla media mondiale (per l’andamento rispetto all’Europa vedi il documento sui dati europei). Dopo una leggera crescita nel 1997, rimaneva quasi costante la percentuale dell’Italia rispetto al totale (fra 0,8 e 0,9 %). A partire dal 2000 c’è stato un cambiamento rilevante – e sembra che fino al 2008 l’attività online in Italia sia cresciuta più velocemente della media. Una diminuzione della percentuale nel 2009-2011 non è dovuta a un rallentamento dell’Italia, ma a una crescita più veloce in altri paesi (fra cui molti che in passato avevano un’attività in rete relativamente scarsa, ma in anni recenti hanno un forte sviluppo).

Un’indicazione diversa riguardante l’Italia è il numero di domain.it” come risulta dalle statistiche della registry authority nazionale.


Numero di domain .it – 1994-2012
numeri in migliaia

domain
Un “brusco” aumento da 126.543 domain .it nel 1999 a 445.737 nel 2000
era dovuto a regole meno restrittive per la registrazione.
 

Il numero di domain registrati in Italia ha superato il milione all’inizio del 2005 e i due milioni il 7 dicembre 2010.
Secondo un’osservazione pubblicata dalla registry authority in quell’occasione, l’Italia sarebbe al quinto posto in Europa e nono nel mondo per numero di domain internet.

Come vediamo nel grafico, il numero di domain registrati in Italia ha una crescita costante (quasi “lineare” negli ultimi tre anni). Il totale ha superato i due milioni e mezzo il 23 gennaio 2013.

È evidente, comunque, che non c’è coerenza fra il numero di domain registrati e il numero di host attivi (il hoscount è il dato più significativo). Secondo notizie, non molto chiare, diffuse da ICANN, il numero totale di domain nel mondo sarebbe aumentato da 177 milioni nel 2008 a 196 nel 2010 e 236 nel 2012.




In molte parti del mondo ci sono cambiamenti rilevanti, con una crescita particolarmente veloce del numero di host in alcuni paesi. Ma i dati di variazione in sei mesi o in un anno sono da considerare cum granu salis. Le tendenze vanno sempre osservate su periodi relativamente lunghi.

La tabella che segue raccoglie i hostcount dei 51 paesi (su 240) con più di 800.000 host internet.


  Numero di host
giugno 2012
Per 1000
abitanti
Stati Uniti 456.171.000 1477,5
Giappone 64.463.007 495,6
Germania * 33.000.000 402,9
Brasile 26.576.848 139,3
Gran Bretagna * 26.500.000 428,1
Francia * 26.000.000 399,8
Italia 25.662.458 423,3
Canada * 25.000.000 727,2
Cina 20.602.174 15,4
India * 19.000.000 15,7
Australia 17.081.052 762.3
Spagna * 17.000.000 362,8
Messico 16.233.310 144.5
Russia 14.865.484 104,8
Olanda 13.715.032 823,5
Polonia 13.265.387 338,6
Corea del Sud * 12.000.000 247,8
Argentina 11.232.185 280,2
Turchia 7.093.037 96,2
Taiwan 6.405.566 276,6
Svezia 6.057.736 643,3
Svizzera 5.310.437 675,1
Belgio 5.191.959 479,0
Sudafrica 4.834.779 96,7
Finlandia 4.762.553 886,1
Colombia 4.409.710 97,0
Danimarca 4.297.161 772.7
Rep. Ceca 4.184.325 397,3
Portogallo 3.747.512 349,2
Norvegia 3.587.656 729,2
Austria 3.512.044 419,4
Tailandia 3.399.183 52,2
Grecia 3.201.276 314,1
Ungheria 3.145.476 314,1
Nuova Zelanda 3.027.638 693,1
Romania 2.715.415 126,5
Israele 2.482.791 321,2
Ucraina 2.173.281 47,5
Cile 2.151.854 125,9
Singapore 1.960.390 519,7
Slovacchia 1.387.022 255,2
Irlanda 1.386.917 302,2
Croazia 1.344.819 305,0
Indonesia 1.343.615 5,7
Lituania 1.205.452 349,9
Serbia 1.106.234 150,6
Uruguay 1.035.943 308,6
Venezuela 1.015.617 34,1
Bulgaria 976.195 132,8
Hong Kong 870.041 124,2
Estonia 865.494 645,9
Totale mondo 908.585.739 68,7
I dati per gli Stati Uniti sono “ponderati” per tener conto del fatto
che una parte dei domain “apparentemente americani” ha sede in altri paesi.
Lo stesso correttivo è introdotto nei grafici che seguono.
L’indice di densità “mondiale” è calcolato escludendo gli Stati Uniti.

* I dati disponibili per Germania, Gran Bretagna, Francia,
Canada, India, Spagna e Corea appaiono “sottostimati”
e perciò qui i numeri sono arbitrariamente, ma non irragionevolmente, aumentati.
 

Una crescita complessiva “relativamente lenta” (+ 2,3 %) nel giugno 2012 rispetto al dicembre 2011 è in gran parte dovuta a un aumento “relativamente basso” negli Stati Uniti (+ 1,3 % in un semestre) e in altri paesi con un hostcount “tradizionalmente” elevato. Ma ci sono parecchi casi di sviluppo molto più veloce.

Il cambiamento più vistoso in questo periodo è quello del Brasile, che con uno straordinario aumento del 12 % in sei mesi supera Gran Bretagna, Francia e Italia – e per la prima volta si colloca al quarto posto nella “graduatoria” mondiale.

Un altro “caso particolare” è la Turchia, che sembra aver quasi raddoppiato (+ 76 %) il suo hoscount in confronto al dicembre 2011, superando nove paesi rispetto alla situazione precedente. Naturalmente è improbabile che la variazione sia tutta avvenuta in sei mesi (ci sono spesso oscillazioni dovute ai metodi di rilevazione) ma appare reale la tendenza a una forte crescita, in questo come in altri paesi che in passato avevano uno sviluppo meno rlevante.

Il quadro è in continua evoluzione. In anni recenti ci sono state alcune notevoli variazioni, come la crescita della Francia (che per la prima volta nel 2004 aveva superato l’Australia – e nel 2006 anche l’Olanda), della Polonia e più recentemente della Russia. Continua un forte sviluppo nell’America Latina e in alcuni paesi dell’Asia. Nel 2010 si era rilevata una accelerazione del Sudafrica (aveva superato quello che era il totale nel continente nel 2009). Ma in ogni caso (e in ogni parte del mondo) gli assestamenti dovranno essere verificati nei prossimi anni.

Un “improvviso” cambiamento nel 2007 è stato un enorme aumento del hostcount in Cina. Su “balzi” così sproporzionati è sempre necessario avere qualche dubbio. Una valutazione più significativa si potrà fare solo nel corso degli anni. Vedi, poco più avanti, altre osservazioni sugli sviluppi in Cina e in India.

È interessante rilevare che ci sono, di nuovo, forti indici di crescita anche in paesi a densità molto elevata – e ciò conferma che siamo ancora lontani da ogni possibile “livello di saturazione”. Per maggiori dettagli sulla situazione in Europa vedi l’analisi dei dati europei.

Nel 1999 c’erano sei paesi nel mondo con più di un milione di host internet (di cui due in Europa). Nel 2000 erano dieci, nel 2001 tredici, nel 2002 diciassette. Nel 2003 sono saliti a venti, nel 2005 a ventisei, nel 2007 a trentasette, nel 2009 a quarantuno, nel 2012 a quarantanove, di cui ventisei in Europa, dieci nelle Americhe, dieci in Asia, due in Oceania e uno in Africa.

I paesi con oltre tre milioni di host erano due nel 2001, otto nel 2003, tredici nel 2005, diciassette nel 2006 e nel 2012 sono trentuno (di cui diciannove in Europa). Ventidue paesi sono oltre i cinque milioni (undici in Europa). Oltre i dieci milioni sono diciotto, di cui otto in Europa. L’Italia ha superato il milione nel 2000, due milioni nel 2001, tre nel 2002, cinque nel 2003, dieci nel 2005 e venti nel 2009.

Ci sono altre tre “nazioni” (se non si tiene conto dei confini politici) con trenta o più milioni di host internet. C’è un documento che analizza la presenza online dei paesi di lingua spagnola e portoghese e dell’area etnica cinese.

La comunità di lingua spagnola (di cui il un terzo è in Spagna e resto nell’America Latina) continua ad avere una forte crescita (ha superato i 10 milioni di host internet nel 2005 e i 50 milioni nel 2011). Ha una presenza importante anche l’area di lingua portoghese: la somma di Brasile e Portogallo (più alcuni altri paesi) ha superato i 20 milioni di host nel 2009.

In anni recenti si era rilevato un minore sviluppo nell’area etnica cinese (la cui attività in rete era per il 96 % fuori dalla Cina continentale) ma da tre anni c’è una nuova evoluzione, perché sembra che l’attività in rete sia cresciuta anche in Cina.

Nei due più grandi paesi del mondo l’attività in rete è sempre stata molto scarsa rispetto all’ampiezza della popolazione. Ci sono recenti segnali di cambiamento, ma finora i dati sono poco chiari e di difficile interpretazione.

Per la prima volta nel 2002 la Cina (esclusa Hong Kong) era comparsa fra i paesi con più di 100.000 host internet. C’era stato, in quel periodo, un aumento rilevante rispetto agli anni precedenti, ma con una densità molto bassa rispetto alla popolazione (meno di 0,2 host per mille abitanti). Non si era rilevato uno sviluppo significativo dal 2004 al primo semestre del 2006.

Nel 2007, per la prima volta, i dati segnalavano una forte crescita, con quasi due milioni di host internet in Cina. E poi, improvvisamente, sembravano saliti a più di dieci milioni – e a 14 nel 2008 (ma con un minore sviluppo nei periodi seguenti). È probabile che il numero sia “sovrastimato” – comunque rimane a un livello basso rispetto alla popolazione (13 host per mille abitanti).

Continua a esserci in Cina una forte repressione dell’internet – insieme a un rigido controllo e a una severa censura su tutti i mezzi di informazione e di comunicazione.

In India si parla da molti anni di un impegno per una più ampia diffusione della rete, ma (nonostante la diffusa conoscenza dell’inglese e l’alto livello di cultura informatica in alcune parti del paese) lo sviluppo era rimasto molto limitato fino al 2004, quando si era verificato un forte aumento del hostcount (e, per la prima volta, l’India aveva superato la Cina).

Si è registrata un’ulteriore notevole crescita in India nel 2005-2006 (1.685.000 host nel 2006 rispetto a 838.000 nel 2005, 276.000 nel 2004 e 144.000 nel 2003). Lo sviluppo nel 2007-2010 appare molto “sottostimato” e perciò in questa analisi è stato provvisoriamente inserito un dato “arbitrario” che è probabilmente inferiore a una valutazione realistica dello sviluppo.

Ma la densità rispetto alla popolazione è ancora molto bassa rispetto al potenziale che l’India potrebbe esprimere. La situazione è peggiore nel resto del “subcontinente” indiano (vedi l’analisi dei dati in Asia). Verifiche più significative della situazione in India (come in altri paesi) richiederanno un più lungo periodo, probabilmente alcuni anni.

Vediamo in forma grafica la situazione per “grandi aree geografiche”.


Grandi aree geografiche

aree
 

La situazione generale, in questa prospettiva, rimane simile a quella che avevamo visto nei periodi prededenti. La “globalità” è molto relativa. Una grande parte del mondo è ancora isolata dall’internet. Il Nord America e l’Europa, con il 19 % della popolazione, hanno il 73 % dell’attività in rete.

Il continente (al di fuori del Nord America) con la densità più alta rispetto alla popolazione è l’Oceania, che ha 530 host internet per 1000 abitanti. La media in Europa è 260. Nell’America latina è 114 (per la prima volta nel 2006 aveva superato la media mondiale). In Asia è 29 e in Africa è 6 – cioè, rispettivamente, poco più di un decimo e di un cinquantesimo del livello europeo.

Vediamo, da questo punto di vista, riassunta in un grafico la situazione per “grandi aree”.


Host internet per 1000 abitanti

densita

Se si tolgono dal calcolo i paesi “dominanti“
per hostcount in due continenti,
escludendo il Giappone la densità
è 14 host per mille abitanti nel resto dell’Asia
ed escludendo il Sudafrica è poco più di 1 nel resto dell’Africa.
(Vedi i confronti nelle analisi per Asia e Africa).


Anche all’interno di ciascuna delle zone geografiche ci sono forti concentrazioni. Il 95% della rete nel Nord America è negli Stati Uniti. In Oceania il 99 % è in due paesi: Australia e Nuova Zelanda. Circa metà dell’internet dell’Asia è in Giappone (meno di un quarto nell’area etnica cinese). L’80 % dell’Africa è in Sudafrica, l’80 % dell’America centro-meridionale è in Brasile e Argentina. Solo in Europa nessun paese ha più del 18 % del totale; ma anche nel nostro continente rimangono forti squilibri, come risulta dall’analisi dei dati europei.

Nel giugno 2012, rispetto a un anno prima, l’attività in rete appare cresciuta del 20 % nell’America latina, 15 % in Africa, 8 % in Asia, 7 % nel Nord America, 5 % inEuropa, meno del 2 % in Oceania.

Era stato eccezionale il 70 % di crescita in Africa nel 2010 (ma l’aumento rilevato era in gran parte in un solo paese, il Sudafrica – e comunque su dimensioni ancora molto piccole in confronto agli altri continenti). Dal 2005 l’area con la maggiore continuità di sviluppo è l’America latina

La percentuale degli Stati Uniti rispetto al resto del mondo è diminuita nel corso degli anni, ma rimane dominante. Per notare come la situazione sta cambiando, vediamo un grafico di undici anni fa (paesi che avevano più di un milione di host internet alla fine del 2001).


13 paesi – 2001

13 paesi


Il predominio degli Stati Uniti, che era sempre stato molto forte, in quel periodo era di nuovo aumentato. L’Italia era da poco comparsa fra “i primi dieci” paesi del mondo.

Vediamo la stessa situazione aggiornata ai dati più recenti (paesi con più di dieci milioni di host internet nel giugno 2012).


18 paesi – 2012

18 paesi


Il quadro è in continua evoluzione, ma c’è ancora una concentrazione di attività negli Stati Uniti d’America. Vediamo parecchi cambiamenti nella situazione di altri paesi. Per quanto discutibile possa essere l’esattezza dei dati, il fatto è che la posizione dell’Italia è sostanzialmente migliorata rispetto a quella che era dalle origini della rete fino all’inizio di questo secolo.

Se per una lettura più chiara togliamo gli Stati Uniti dal grafico, questa è la presenza in rete degli altri 27 paesi con più di quattro milioni di host internet.


27 paesi – 2012

27 paesi


Ci sono cambiamenti rilevanti rispetto ad alcuni anni fa, con nuovi sviluppi di alcuni paesi europei e con una più forte presenza dell’America Latina (si rileva, in questo periodo, una crescita particolarmente veloce in Brasile e Argentina). Ci sono anche notevoli evoluzioni in alcuni paesi dell’Asia (oltre a quanto già osservato sugli sviluppi in Cina e in India).

Vediamo un grafico che mostra le grandi differenze di densità rispetto alla popolazione nei 48 paesi con più di un milione host internet.


Host internet per 1000 abitanti in 48 paesi

per mille
La dimensione degli Stati Uniti è ridotta del 35 % per migliore leggibilità del grafico.


Anche per densità rispetto alla popolazione è dominante la presenza degli Stati Uniti (che già nel 1998 avevano superato il “primato” tradizionale della Finlandia). Si conferma, con notevole crescita, l’alta densità che c’è sempre stata nell’area scandinava – già da parecchi anni raggiunta dall’Olanda. La posizione dell’Italia è molto migliorata negli ultimi sette anni, anche se è ancora lontana da quella dei paesi più avanzati.

Continua la crescita del Giappone, che per la prima volta nel 2005 aveva superato il livello di densità di Taiwan. Dal 2004 si rileva una nuova evoluzione della Francia. Continua un forte sviluppo in molti paesi dell’Europa centro-orientale (in questo periodo, particolarmente in Russia).

Non molti anni fa era difficile immaginare che si potesse arrivare a più di un host internet per abitante negli Stati Uniti (e anche in altri paesi, come l’Islanda). Questo è in parte dovuto a singole persone che sviluppano una propria presenza in rete, ma anche a molteplici attività diversamente organizzate da parte di imprese, organizzazioni e servizi di informazione. Molte di queste iniziative sono labili e hanno scarsa stabilità, ma l’evoluzione è continua. È sempre azzardato fare previsioni, ma le tendenze verificate finora indicano una forte probabilità che ci sia un continuo ulteriore aumento nei prossimi anni.

Benché la rete esista da quarant’anni, è ancora in una fase iniziale del suo sviluppo, con molte possibilità di crescita e di evoluzione.

Vediamo ora un aggiornamento del grafico riguardante l’attività in rete in relazione al reddito (prodotto interno lordo) per gli stessi 48 paesi.


Host internet in rapporto al reddito (PIL) in 48 paesi

reddito


Prima di cedere a tentazioni di “sensazionalismo”, è meglio essere prudenti nell’affermare che un singolo paese abbia una situazione particolarmente forte (o debole) in base a questo criterio.

Per esempio è possibile, ma non può essere matematicamente “certo”, che la Lituania e alcuni altri paesi (non compresi in questo grafico) abbiano un hostcount rispetto al reddito superiore a quello degli Stati Uniti.

La significatività dei numeri non è tale da poter affermare che questi sviluppi siano “esattamente” misurabili. È tuttavia vero che ci sono, nel mondo, molte diverse situazioni evolutive.

Che l’India possa superare, in confronto al reddito, molti paesi europei è un’ipotesi credibile e probabile, ma non è ancora “dimostrata” dai dati finora disponibili (che infatti qui sono “corretti” secondo criteri ragionevoli, ma non “matematicamente precisi”). E così altre evoluzioni che si possono ragionevolmente valutare, ma trovano conferma nei dati solo in periodi più lunghi.

L’esattezza delle statistiche è sempre discutibile – e lo sono in particolare le due unità di misura che qui si incrociano: il calcolo del numero di host internet e le valutazioni del reddito nazionale (“prodotto interno lordo”).

Non ci può essere alcuna “certezza” sul valore numerico di singoli dati, specialmente nel breve periodo di uno o pochi anni. Ma le tendenze verificate nel tempo, e l’evoluzione generale della situazione, hanno sufficienti conferme per considerate rilevante un quadro in continuo cambiamento, in cui si confermano alcune posizioni già evidenti fin delle origini delle rete accanto a nuovi sviluppi.

Per molti anni l’Italia era stata il “fanalino di coda” in questa classifica. Sembra che poi gradualmente abbia superato la Francia e la Germania – e più tardi anche la Gran Bretagna. Sempre con i necessari dubbi sull’attendibilità di dati, è credibile che ci sia stato (e che continui) un significativo sviluppo delle attività italiane in rete (mentre è, in proporzione, meno dinamica la crescita del numero di persone online – vedi dati italiani).

Non sempre alla quantità corrisponde un’adeguata qualità – ma questo è un problema anche nel resto del mondo.

Continua una notevole crescita del livello di attività in rete, rispetto allo sviluppo economico, in alcuni paesi dell’Europa orientale e dell’America latina. Già negli anni precedenti si era notato che molti paesi di sviluppo più recente erano saliti, in rapporto al reddito, a un livello più alto di paesi tradizionalmente molto attivi nell’internet.




Può essere interessante osservare la densità di uso dell’internet anche sotto forma di carta geografica.


Host internet per 1000 abitanti

mappamondo
 
Un po’ arbitrariamente in questa mappa l’area di densità
è estesa solo a una parte della federazione russa
poiché è ragionevole pensare che l’attività online
sia concentrata soprattutto nella Russia europea.
 

Questa mappa è cambiata rispetto agli anni precedenti. Per esempio oggi ci sono più di quaranta paesi con oltre 200 host internet per mille abitanti (fra cui l’Italia dal 2006). Nel 2002 erano tre (Stati Uniti, Finlandia e Islanda).

Ma il quadro generale è sempre lo stesso. La “globalità” dell’internet è limitata a una parte del globo.

Il più forte uso della rete rimane concentrato sulle due sponde dell’Atlantico settentrionale e in alcune parti dell’Oceania, dell’Asia orientale e del Medio Oriente. C’è una notevole evoluzione in molti paesi dell’America Latina – anche se non ha ancora raggiunto i livelli degli Stati Uniti, del Canada e dell’Europa.

Il resto del mondo è in gran parte escluso.


In altri documenti della sezione “dati”
ci sono mappe più dettagliate per
 Europa  Asia  Africa  America Latina




Uno sguardo al passato

Questa parte dell’analisi si fa una volta all’anno.
Il prossimo aggiornamento sarà nel 2013.

Sembra lontana, ma non è “passato remoto”, la situazione nel 1996 – quando fu pubblicata in un libro la prima stesura di queste analisi sull’attività nell’internet. Può essere interessante confrontarla con i dati del 2011.

Nel 1996 nessun paese al mondo, all’infuori degli Stati Uniti, aveva un milione di host internet (ora sono 46 ed è probabile che fra sei mesi o un anno siano di più). Il Giappone non aveva ancora raggiunto il hostcount della Gran Bretagna e della Germania. L’Olanda e la Francia non avevano superato il totale, tradizionalmente alto, della Finlandia. L’Italia, che aveva da poco sorpassato la Norvegia, era ancora molto lontana non solo dalla Finlandia, ma anche dalla Svezia.

L’Italia era al quattordicesimo posto del mondo “in cifra assoluta” e al trentesimo per densità (host per mille abitanti). In Europa era settima per hostcount totale e tredicesima per densità. Da allora la situazione è molto cambiata – anche se, dal punto di vista della densità, l’Italia è ancora dodicesima in Europa e sedicesima nel mondo.

Questa tabella mostra i cambiamenti in quelli che nel 1996 erano i primi venti paesi del mondo per attività nell’internet – con un’indicazione del fattore di moltiplicazione nel 2011 rispetto al 1996, al 1998 e al 2000.
 

  migliaia di host crescita 2011 su
1996 1998 2000 1996 1998 2000
mondo 21.819 43.230 109.574 x 40,7 x 20,6 x 8,2
Stati Uniti 10.110 23.800 72.457 x 44,5 x 18,9 x 6,2
Gran Bretagna 764 1.322 2.291 x 35,3 x 18,9 x 11,8
Germania 743 1.309 2.163 x 40,4 x 22,9 x13,9
Giappone 734 1.352 4.641 x 86,5 x 46,9 x 13,7
Canada 603 1.028 2.364 x 40,6 x 23,8 x 10,4
Australia 515 750 1.616 x 32,9 x 22,6 x 10,2
Finlandia 328 514 772 x 14,3 x 9,1 x 6,1
Olanda 277 533 1.624 x 49,5 x 25,7 x 8,4
Francia 252 447 1.376 x 103,2 x 58,2 x 18,9
Svezia 246 381 764 x 23,6 x 18,8 x 7,6
Italia 193 358 1.631 x 131,9 x 71,1 x 15,6
Norvegia 177 312 525 x 20,2 x 11,5 x 6,8
Svizzera 135 216 461 x 38,8 x 24,3 x 11,4
Spagna 119 258 664 x 142,9 x 65,9 x 25,6
Danimarca 111 200 436 x 38,6 x 21,4 x 9,8
Austria 99 152 504 x 34,8 x 22,7 x 6,8
Sudafrica 99 141 185 x 49,3 x 34,3 x 26,1
Nuova Zelanda 85 178 310 x 35,6 x 17,0 x 9,8
Brasile 77 164 623 x 346,3 x 145,1 x 38,2
Russia 69 176 335 x 199,4 x 78,2 x 41,1


La crescita è molto veloce in tutto il mondo, con diversi andamenti di sviluppo, ma con una tendenza complessiva che, anche in periodi recenti, porta il numero di host internet a moltiplicarsi (il totale mondiale è più che raddoppiato negli ultimi cinque anni).

È interessante notare che anche paesi che già nel 1996 avevano un’attività in rete molto superiore alla media, come la Finlandia, la Svezia, la Norvegia e l’Australia, continuano a crescere con notevole velocità – mentre ci sono altre situazioni, in ogni parte del mondo, con andamenti di sviluppo paragonabili (in proporzione) a quello del Brasile.

Non è mai ragionevole tentare profezie. Ma sembra molto probabile che l’internet continui a crescere nei prossimi anni e che il quadro continui a cambiare – con sviluppi, almeno in parte, imprevisti e imprevedibili.





Supplemento
“BRICS”


Può sembrare bizzarro dedicare un’analisi a sei paesi in diverse parti del mondo e con caratteristiche tutt’altro che omogenee. Ma nell’ampia e complessa varietà delle economie definite “in sviluppo” ce ne sono cinque chiamate “BRICS” – cioè Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica – che dal 2009 hanno organizzato un dialogo fra loro per cercare di tracciare un percorso di intesa e collaborazione.

(Erano quattro “BRIC” – nel 2011 si è aggiunto il Sudafrica).

Fra i tanti possibili criteri di valutazione, non è irrilevante una breve analisi riferita all’attività nell’internet. Con l’aggiunta di un sesto paese, per un semplice motivo: fra gli altri “nuovi protagonisti” dell’economia mondiale, il Messico è quello con il maggior numero di host.


brics


Nel primo grafico vediamo il hostcount “in cifra assoluta”.


Host internet
numeri in milioni

brics

È particolarmente rilevante lo sviluppo del Brasile. Ma naturalmente occorre valutare la densità rispetto alla popolazione.


Host internet per mille abitanti

brics


Le differenze si rivelerebbero più complesse se l’analisi fosse estesa ad altri paesi “in sviluppo”. Come si può dedurre dal quadro generale in questa pagina – e dalle altre nella “sezione dati” di questo sito.

Una diversa prospettiva per i sei paesi “BRICS+ 1” risulta dal hostcount in confronto al reddito (PIL “prodotto interno lordo“).


Host internet in rapporto al reddito

brics


Questa limitata gamma di dati è intenzionalmente collocata qui, come piccolo supplemento ad analisi più generali. Spero che possa offrire qualche spunto nella valutazione di come gli strumenti di comunicazione (e i modi in cui sono usati) si intreccino profondamente con ogni altra valutazione economica, politica, sociale e culturale.



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Altre analisi in base al hostcount
Europa  Asia  Africa  America latina

Due supplementi a comunità linguistiche
per lingue slave e paesi arabi

Per quanto riguarda il numero di persone
che usano l’internet, c’è un’analisi sull’Italia
(con alcuni confronti internazionali) e due
sugli sviluppi nel mondo e nell’Unione Europea



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