Numero 46 25 giugno
2000 |
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1. Editoriale: Il mutevole ritratto di Dorian Gray |
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Certi discorsi sulla "nuova economia" mi fanno venire in mente il ritratto di Dorian Gray. In unatmosfera da incubo.... nellimmagine mentale il dipinto è animato con la velocità di una vecchia comica del cinema muto. Decrepitezza improvvisa, ringiovanimenti rapidi quanto effimeri. Unidentità irreale di cui è difficile capire il significato e la direzione.
Il fatto è che molte cose chiamate "nuova economia" sono vecchie, o nascono da radici vecchie e soffrono di un continuo rischio di rapido invecchiamento. Che cosa cè di nuovo, per esempio, nella corsa spasmodica a fusioni e acquisizioni? Vediamo rifacimenti di vecchi film, il cui "lieto fine" è molto discutibile se lo rivisitiamo a distanza di anni. Quanto ancora potrà durare questa riedizione ingrandita e "globalizzata" delle vecchie storie? Se tutti comprano tutti, presto o tardi non ci sarà più nulla da vendere o da comprare. O arriveremo a ununica, gigantesca impresa così smisurata che di vivo ci saranno solo i vermi impegnati a nutrirsi della sua enorme e ingestibile carcassa... o in qualche modo dovrà rinascere qualcosa che somigli a un mercato, in cui la concorrenza si basi sui prodotti e sui servizi e non solo sulle capacità di manovra finanziaria. Insomma sono cose vecchie e spesso non godono ottima salute.
Che cosa cè di nuovo nellarrembaggio per occupare territorio, nel tentativo di acquisire posizioni dominanti, nelle ristrutturazioni per aumentare il profitto a breve, nelle speculazioni in cui conta tutto fuorché il reale valore di unimpresa? Sono tutti scenari già visti, che ciclicamente si ripetono; che quasi sempre lasciano dietro di sé una scia di disastri e inefficienze; e che, con le dimensioni che hanno assunto oggi, sono ancora più pericolose. Ogni studioso delle imprese e delleconomia può raccontare vicende analoghe successe venti o cinquantanni fa o anche prima. Ma sembra scarsa la voglia di imparare da ciò che la storia ci insegna.
Insomma molto di ciò che viene chiamato "nuova economia" è tristemente e pericolosamente vecchio. Per fortuna i veri valori del nuovo non si specchiano in quel ritratto. Sono altrove; un po nascosti, forse in incubazione, forse già nati ma non ancora visibili. Presto o tardi troveranno la loro strada. Ma il problema è che troppa attenzione è concentrata sul marcescente dipinto del passato, che qualche tocco di belletto cerca di riproporre come nuovo. Non basta riempirci la bocca di aggettivi, di formule o di terminologie alla moda per capire dove stanno le possibilità di costruire autentico valore con i sistemi di comunicazione, di relazione, di servizio che sono in grado di far nascere davvero qualcosa di vivo e vitale, capace di crescere e moltiplicarsi.
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2. Il grande giornalista e il piccolo negoziante |
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Ci sono due persone molto diverse che hanno una cosa in comune: non sanno che cosè linternet. Uno la odia, laltro la ama, ma nessuno dei due la conosce.
Uno è un famoso giornalista. Si chiama Giorgio Bocca. Non lho mai incontrato, ma da molti anni leggo i suoi articoli. Energico nellesprimere le sue opinioni, aggressivo nella polemica, severo nei giudizi. Da tempo sta criticando con vigore i difetti della società in cui viviamo, il culto delle apparenze, la sete di denaro a tutti i costi, la perdita di valori e di civiltà. Ha buoni motivi per arrabbiarsi; molte delle sue critiche colgono il segno. Ma sembra aver scelto linternet come il demonio: la causa di tutti i mali, il capro espiatorio di tutti i deliri. Naturalmente, sbaglia; ma non è facile capire il motivo del suo accanimento. Che i cattivi giornalisti, incerti delle loro capacità, abbiano paura della rete è comprensibile. Ma non vedo che paura possa avere uno come Bocca, cui non mancano le risorse per farsi valere in qualsiasi dibattito. Se dovessi tentare di indovinare... dalla lettura di tante sue cose ho limpressione che non ami essere contraddetto. Ma nessuno lo obbliga ad andare in rete e affrontare un dialogo col "profano volgo". Può continuare a scrivere come vuole e lasciare che ogni lettore, per conto suo, sia daccordo o no con ciò che dice. Ma quando "demonizza" una cosa che non conosce, come linternet, non sta dando un buon servizio né ai suoi lettori, né a se stesso. Rischia di diventare davvero "vecchio": non perché è brontolone (ha ragione di esserlo) ma perché ogni evoluzione della cultura devessere capita prima di essere criticata.
Ognuno ha il diritto di avere le sue antipatie. Io, per esempio, sono sempre più infastidito dalluso esasperato della telefonia mobile. Ma questo non mi impedisce di continuare a usare un cellulare (nelle occasioni, non frequenti, in cui ne ho bisogno) né di capire con umanità e amicizia anche le persone che ne sono diventate dipendenti in un modo che per me sarebbe insopportabile. Non penso che quelle macchinette (anche quando sono stracariche di tecnologie fastidiose e inutili) siano la porta dellinferno o causa di tutti i mali. Come tutte le tecnologie, il telefono (mobile o fisso) è uno strumento: che può essere usato in tanti modi diversi secondo le tendenze di ciascuno. Anche la rete mi sarebbe antipatica se creasse uno stato di dipendenza, di condizionamento, se invadesse la vita e ne spegnesse i valori. Ma sono poche le persone che hanno un rapporto così malsano con linternet. Se esistono... perché in tanti anni di frequentazione della rete non ne ho mai incontrata una. Ho visto, invece, segni di disagio psicologico in chi la immagina come una macchina diabolica.
Allestremo opposto di Bocca cè un personaggio completamente diverso. Un piccolo negoziante, da cui ogni tanto compro qualcosa. Non importa come si chiama né cosa vende. Potrebbe essere un tabaccaio, un cartolaio o un fruttivendolo. Ha una bottega ben avviata, guadagna bene, ma non è felice. Da anni sogna di arricchirsi favolosamente facendo qualcosa di diverso. Credo che giochi regolarmente a lotterie di varia specie, forse qualche volta ha vinto qualcosa al totocalcio, ma non somme tali da cambiargli la vita. Così ogni tanto inventa fantastiche imprese, di cui nessuna si è mai tradotta in realtà. Non è disposto a credere che le sue idee siano irrealizzabili; è graniticamente convinto che siano tutte ottime e che fra lui e favolose ricchezze ci sia una sola barriera: la stupidità della gente (me compreso) che non capisce il suo genio e non lo aiuta a organizzare e finanziare le sue invenzioni. Da un paio danni le sue straordinarie e incomprese idee riguardano linternet. Della rete sa poco o nulla, ma è diventata la sua
macchina per sognare.
Questi due casi estremi sono prototipi di atteggiamenti abbastanza diffusi. Chi odia visceralmente la rete oggi grida un po meno spesso ma non perde occasioni per insinuare che sia una malattia pericolosa e che si debba domare e imbrigliare la bestia per evitare lapocalisse. Chi invece la ama, ma non la capisce, non è meno velenoso: perché le attribuisce virtù taumaturgiche che non ha. La rete sarà uscita dallinfanzia, o dalladolescenza, quando queste due correnti di pensiero si saranno spente o saranno diventate marginali. Ma continuano a imperversare, in ogni sorta di variazioni e sfumature; e sono ancora oggi i più gravi ostacoli a quel semplice, umano, concreto sviluppo di cui la rete ha bisogno per essere
davvero utile a un numero crescente di persone.
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3. Il gambero tecnologico |
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Ci sono tecnologie che sembrano "passi avanti" e sono "passi indietro". Gli esempi potrebbero essere infiniti. Prendiamone, quasi a caso, uno semplice, di attualità in questi giorni.
Si festeggia come "grande novità" la possibilità di inviare messaggi immediati: cioè di scoprire se unaltra persona è collegata alla rete e di mettersi subito in contatto con lei. Non è certo una novità. Servizi del genere esistevano nei BBS dieci anni fa. Da molti anni ci sono persone (un po masochiste, secondo me) che hanno i loro sistemi di posta programmati in modo da segnalare larrivo di ogni nuovo messaggio e così disturbarle se sono online e stanno facendo qualcosaltro.
Insomma... è roba vecchia. Ma soprattutto è un passo indietro. Uno dei grandi vantaggi della "posta elettronica" sta nel fatto che è "asincrona". Leggiamo quando vogliamo, scriviamo quando ci pare. Renderla "istantanea" significa ricreare online la schiavitù del telefono. Naturalmente ogni soluzione, anche la più bizzarra, è valida fin che si tratta di "adulti consenzienti". Cioè se le persone vogliono essere interrotte non solo dal telefono e da tanti altri ingombri della vita quotidiana ma anche dai messaggi online... facciano come preferiscono. Ma se queste soluzioni sono installate by default, cioè di fatto imposte a chi non ha lesperienza e la pazienza per disattivarle, la cosiddetta novità potrebbe essere unennesima fastidiosa e invasiva anticaglia che ci rovina la qualità della vita.
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4. Qualche statistica e poche novità |
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Dovrà passare ancora un po di tempo prima che in questa rubrica si pubblichino dati nuovi e significativi. Non perché i dati non ci siano, ma perché non portano segnali diversi da ciò che avevamo visto
qualche mese fa. (Vedi i numeri 37 e 43 di questa rubrica e la relazione al convegno CFP dellaprile 2000).
Continuiamo a non sapere quanti siano gli "utenti" dellinternet in Italia (come nel resto del mondo). Leggiamo numeri variabili da cinque a dieci milioni. Lunico fatto rilevante è che si tratta di numeri molto più grandi di un anno o due fa; e che ormai la tendenza è solida. Naturalmente ci sono molte più persone che provano e abbandonano, o che usano la rete solo occasionalmente. Ma questo non è un problema; anzi è una prova di "maturità", di estensione a gruppi sempre più estesi della popolazione. Unaltra tendenza chiara, che avevamo già visto, è lestensione a fasce più estese della popolazione. Cè sempre meno concentrazione nelle categorie economiche e scolastiche più "alte", sempre più ampia diffusione nel territorio (per aree geografiche e per grandezza di centri), eccetera. Linternet sta diventando uno strumento diffuso, anche in Italia. Ormai gli "utenti" ci sono, e sono tanti. Limportante è concentrarsi non sulla quantità. ma sulla qualità dei servizi offerti. E su questo cè ancora molto da lavorare.
Anche nei confronti internazionali (basati, come il solito, sul hostcount) non ci sono grandi cambiamenti. In parte ciò è dovuto a ritardi e debolezze nella rilevazione dei dati. Per esempio nei dati RIPE manca da alcuni mesi un valido aggiornamento sulla Gran Bretagna a su alcuni altri paesi. Come (purtroppo) accade abbastanza spesso la documentazione più debole e meno consistente è quella italiana. La nostra posizione reale, probabilmente, è un po migliorata rispetto alla "serie storica" dei dati disponibili. Ma anche questo non è un fattore che possa alterare radicalmente il quadro.
Pur con le "doverose riserve" su qualche aggiornamento inadeguato... ecco i due "soliti grafici" come risultano dai dati finora disponibili.
Host internet per 1000 abitanti in 28 paesi nell'area Europa-Mediterraneo
Continua lo sviluppo dellOlanda, ormai affermata a livelli "scandinavi". La Francia conferma la sua crescente presenza nellinternet. I dati dellItalia e della Spagna sono probabilmente un po sottovalutati in questa analisi, ma i paesi dellarea mediterranea rimangono molto al di sotto della media nellUnione Europea.
Host internet in rapporto al reddito (PIL) in 28paesi nell'area Europa-Mediterraneo
Anche in questa analisi non ci sono grandi novità. La posizione dellItalia rimane debole. Ma si tratterà di vedere se nei prossimi mesi ci saranno segnali di cambiamento.
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5. Ecologie dellinformazione (Bonnie Nardi e Vicki ODay) |
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Information Ecologies Using Technology with Heart di Bonnie A. Nardi e Vicki L. ODay è stato pubblicato da MIT Press (Massachusetts Institute of Technology) nel 1999. Purtroppo è una compilazione un po scolastica; cioè un libro piuttosto noioso. Ma nonostante la sua scarsa vivacità di stile è una testimonianza interessante di quella forte e crescente cultura che afferma il predominio delle esigenze umane e riconosce nelle tecnologie di comunicazione valori ecologici e biologici. E ha il coraggio di usare parole come "cuore".
Spiega limportanza di coltivare e formare "giardinieri", capaci di organizzare e motivare gruppi di lavoro in cui convergono diverse competenze. Può essere ragionevole notano le autrici opporre resistenza alle tecnologie fino a quando se ne è pienamente capita la funzione e lutilità. Ma la pura e semplice resistenza disempowers ci toglie la capacità di impadronirci degli strumenti. Il modo più efficace è la coevoluzione di esigenze umane e tecnologie. Per costruire, scegliere e applicare le soluzioni più adatte in funzione di meditati valori al servizio delle esigenze e dei sentimenti umani. Valutandole, prima ancora di introdurne luso, "dalle prospettive di tante persone diverse in tutta lecologia del sistema, non solo di poche che hanno i ruoli più visibili e importanti". Ciò che conta è la consapevolezza condivisa.
Il libro offre unanalisi di studi ed esperimenti diversi, di verifiche condotte da studiosi in ogni sorta di circostanze, ambienti e situazioni. I risultati convergono in una conferma dei valori fondamentali dellinternet come organismo vivente e come tessuto di relazioni umane. Definiscono la rete come "un sistema di condizioni ambientali che offrono un substrato per la crescita di ecologie che superano i tradizionali confini geografici o sociali" e come "un tessuto connettivo fra ecologie diverse e allinterno di ciascuna". Linternet "supera il collo di bottiglia dei mass media che costringe e limita la libertà di espressione". Offre la possibilità di riscoprire valori di comunicazione spontanea e personale che sembravano dimenticati, di ritrovare individualità, spontaneità e freschezza nel capire.
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