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I vecchi, l’informazione
e la comunicazione



I vecchi sono tanti

Cominciamo dal dato più semplice. Quanti vecchi ci sono? È arbitrario definire quale sia la “soglia”, ma secondo le tabelle dell’Economist le persone con più di sessant’anni sono un decimo della popolazione mondiale, cioè 620 milioni. Mentre in Europa sono il 22 % (66 milioni) e in Italia il 24 % (13,8 milioni). Con una lenta, ma rilevante, tendenza a crescere. Secondo la stessa fonte, questi sono i venti paesi del mondo con la più alta percentuale di abitanti oltre gli 80 anni.


Vecchi in 20 paesi
Percentuali sulla popolazione

20 paesi
La lunghezza totale delle barre indica la percentuale di persone con più di 60 anni,
mentre la parte rossa si riferisce alle persone con più di 80 anni.

(Non sono compresi in questo grafico alcuni paesi con una popolazione inferiore
a 300.000 abitanti come Andorra, le isole della Manica, Faroe, Barbados e Martinica).


L’Italia è al sesto posto nel mondo per percentuale di popolazione oltre gli 80 anni, ma al primo se si considerano le persone con più di 60 anni. Vedremo poco più avanti come sia confermato anche da altri dati che siamo fra i più “vecchi” del mondo. Ma intanto vediamo un altro indice per gli stessi venti paesi: la durata della vita (cioè la “aspettativa di vita” che ha, in media, una persona al momento della nascita).


Longevità in 20 paesi
Indice di “aspettativa di vita” alla nascita (anni)

20 paesi
Le barre rosse rappresentano le donne, quelle verdi gli uomini.


Le differenze, nei paesi qui considerati, sono così piccole da non avere un reale rilievo statistico. Ci sono scarse diversità fra la situazione dell’Italia e altre analoghe. Ma il quadro non è affatto omogeneo se si estende l’analisi su scala mondiale. Ci sono paesi in cui la durata di una vita umana è fra i 30 e i 40 anni. Va rilevato, tuttavia, che anche nelle situazioni di più alta natalità la tendenza è verso una maggiore durata della vita, o comunque una crescita dell’età media. Quasi dovunque l’umanità tende a essere più vecchia – o meno giovane.

C’è tuttavia un fenomeno che suscita qualche perplessità. L’Italia è al primo posto nel mondo per invecchiamento della popolazione, ma non per durata della vita. Ha un indice di natalità fra i più bassi d’Europa – ma non è altrettanto ridotto, in proporzione, il suo indice di mortalità. Non è problema solo dei vecchi, ma di tutte le età. Non è questa la sede per esaminare le debolezze dei nostri sistemi di sanità, prevenzione e benessere. Ma ci sono alcuni aspetti che riguardano specificamente la condizione delle età più avanzate, di cui si parlerà alla fine di questa analisi.

Un fatto noto è la maggiore longevità delle donne. Il problemi della condizione femminile, che ci sono ad ogni età, si sommano con quelli della vecchiaia. Le limitazioni, che con il tempo si sono in parte ridotte, sono più presenti nelle donne che erano giovani quando le disparità erano più forti. Se dovessimo inventare un immaginario personaggio che incarni il massimo rischio di privazione culturale lo rappresenteremmo come una donna di età avanzata e di basso livello educativo. Ma quelle “caratterizzazioni” non sono soltanto banali, improprie e rozzamente spregiative. Sono anche, per la loro deviante genericità, un ostacolo alla comprensione e alla soluzione dei problemi.

Per capire come si colloca l’Italia nel quadro internazionale può essere utile un altro confronto, basato sulla stessa fonte.


Età “mediana” in 22 paesi

22 paesi
La “mediana” non è la media statistica, ma il livello di età
al quale c’è un numero uguale di persone sotto e sopra.


La popolazione italiana è divisa a metà fra persone sopra e sotto i quarant’anni. Secondo una proiezione dell’Economist nel 2025, con una “mediana” al livello dei cinquant’anni, l’Italia avrà superato (di poco) il Giappone – e sarà, anche in base a questo criterio, la nazione più “vecchia”. (All’altro estremo della scala ci sono paesi, in gran parte africani, con un’età “mediana” fra i 15 e i 17 anni).

Insomma l’Italia sembra essere davvero il paese più vecchio del mondo. Per ricchezza di storia, di tradizioni, di patrimonio artistico e culturale, siamo una risorsa che il mondo rispetta e riconosce. Ma questo non significa che possiamo trasformarci in un museo o proporci solo come una meta turistica. Per età della popolazione, siamo i più vecchi. Si tratta di capire se per questo dobbiamo ridurci a essere un ospizio – o se ci si impone la necessità di affrontare la situazione in modo meno debilitante e più costruttivo.



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