Rosa dei venti

I Garbugli della Rete - 16
ottobre 1997

Il computer a manovella
e la crisi del millennio

 
 
 
 

Era un afoso giorno d’agosto... il calore emesso dal mio computer si sommava a quello del clima... fra software troppo complicati e siti stracarichi di ingombri inutili i miei collegamenti erano lenti e affannosi... Scrissi una poesiola maccheronica, che ebbe un certo successo fra i miei amici di e-mail.

      Com’era bella, com’era bella
      la telematica quando era snella.
      Voglio un computer a manovella,
      meno pasticci e più libertà.

Chi ricorda più i tempi in cui, con modem a 2400 o anche 1200 bps, si girava per la rete senza particolari difficoltà? Per collegarsi bastavano software piccoli e semplici come Telix. Ancora oggi, con Lynx, si può girare anche sui siti web senza un esagerato “carico di banda”. Ma quanti lo fanno?

Le nuove versioni dei browser più diffusi occupano oltre dieci megabyte, con tendenza a salire. Ma anche se abbiamo un computer superpotente i nostri problemi non sono finiti.

Oggi sembrano lenti i modem a 28.800 bps. Anche con collegamenti più veloci, si va piano; perché i “colli di bottiglia” sono intasati. Non per la crescita della rete, che c’è ma non è “esponenziale”. Il motivo è un altro: si continuano a caricare “effetti” e complicazioni sempre più ingombranti, e quasi sempre inutili, senza badare al “consumo di banda”. Per non parlare di spamming e mail bombing cui si dedicano vari malintenzionati, compresi alcuni “neofiti” che forse non si rendono conto del danno.

In un garbuglio di un anno fa parlavo del Pendolo di Ermete: la legge per cui ogni spinta presto o tardi crea una controspinta; più il pendolo si sposta in una direzione, più fortemente tornerà indietro. Parlavo anche di un futuro sperato in cui ci fossero, specialmente per chi è meno dotato di denaro e risorse, sistemi di accesso più semplici; come quella “radio a manovella” recentemente inventata, che tanto ha entusiasmato Nelson Mandela.

Si sentono sempre più spesso voci di preoccupazione per il sovraccarico, per il prevalere della forma sul contenuto, per l’elefantiasi del software. Perfino negli Stati Uniti il problema non è più solo con i collegamenti d’oltremare: anche le mitiche “autostrade” americane sono intasate.

Ma il pendolo continua la sua folle oscillazione, spinto dalla rincorsa dissennata di chi vuole costringerci a usare software sempre più pesanti, macchine sempre più complesse, collegamenti sempre più veloci... come nella favola di Alice, bisogna correre sempre più forte per rimanere nello stesso posto. Con grandi guadagni per chi specula su queste cose e un serio danno per tutti gli altri.

Farò un piccolo esempio, che dimostra come il sistema sia fuori di senno. Incombe su tutti noi, fra due anni, la Crisi del Millennio.

Stanno arrivando i Cavalieri dell’Apocalisse, il Giorno del Giudizio, il Diluvio Universale? Non si tratta di questo. Non credo che alcuna fatalità cosmica si abbatterà su di noi alla mezzanotte del 31 dicembre 2000.

La nemesi che ci minaccia, esattamente un anno prima, è dovuta agli orologi di alcuni grandi computer, incapaci di gestire una data successiva al 1999 (il cosiddetto millennium bug). Questo non riguarda solo noi, che usiamo i computer e ci colleghiamo alla rete, ma quasi tutta l’umanità. Se non si troverà un modo per risolvere il problema, molti sistemi cesseranno di funzionare. Potrebbero fermarsi i governi, i trasporti, i servizi pubblici, gli ospedali, le banche, le imprese...

L’aspetto incredibile di questo problema è che era perfettamente prevedibile. Molto prima che nascesse il primo computer si sapeva esattamente quando ci sarebbe stato bisogno di gestire le date del nuovo millennio. Ma nessuno ci ha pensato in anticipo... ora, quando siamo sull’orlo del precipizio, ancora non si sa quale sarà la soluzione.

Abbiamo letto fiumi d’inchiostro sulle mirabili conquiste che ci offriranno le tecnologie; e tante descrizioni d’incubo sui pericoli che potremmo correre in un mondo troppo automatizzato. Ma quasi nessuno si è occupato di un problema così ovvio. Anche se non ci fossero mille altri sintomi dello scarso buon senso di chi sviluppa le tecnologie, basterebbe questo semplice fatto per capire che sono nelle nuvole. Ma il razzo della follia è spinto dalla combustione di miliardi di dollari – e il rischio è che quel propellente non si esaurisca fino a quando succederà qualcosa di sufficientemente grave per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica. Quel giorno, credo e spero, alcuni miti (e alcune fortune) cadranno nella polvere.

Intanto i Poteri (politici, amministrativi, economici) non si preoccupano di risolvere i problemi, ma badano solo a cercare di impadronirsi della rete, a spiare, a censurare, a limitare la nostra libertà. Questo è un tema che meriterà un “garbuglio” apposta.


 

   
 
Giancarlo Livraghi
gian@gandalf.it
  agosto 1997
 




Post scriptum
novembre 2005
 

Sono passati otto anni. Sembra che stia per nascere davvero un computer a manovella – ma intanto le tecnologie continuano a correre nella direzione sbagliata.

La velocità delle connessioni continua a crescere, ma la funzionalità del sistema non migliora, nonostante le fantasie sulla presunta utilità della “banda larga”.

Di un problema evidente come il millennium bug il sistema dominante si è accorto con enorme ritardo (quasi due anni dopo l’uscita di questo articolo) scatenando un allarme esagerato e una spasmodica ricerca di rimedi all’ultimo momento. Alla fine la temuta catastrofe non c’è stata. Ma continuiamo a dibatterci fra falsi allarmi e calamità impreviste anche quando, con un po’ di buon senso, sarebbero prevedibili.




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