labirinto
Il filo di Arianna


ottobre 2001



Questa bella
trentenne sconosciuta

Le date di nascita dell’internet sono tante e varie. Dal mai realizzato progetto Memex del 1945 ai primi sistemi di networking nel 1965 alla nascita dell’ArpaNet nel 1969 al protocollo “inter-net” (TCP-IP) nel 1972. Ma non è sbagliato pensare al 1971 quando Ray Tomlinson definì i criteri, tuttora in uso, della posta elettronica (con l’adozione, l’anno dopo, della @ che più tardi in Italia abbiamo battezzato “chioccioletta”).

Vedi la “cronologia” nell’appendice di L’umanità dell’internet.

Insomma l’internet ha “circa” trent’anni. Anche se quindici anni fa, nella penultima edizione di quel congresso che sta per svolgersi a Roma il 25-27 ottobre, nessuno (me compreso) si era accorto delle promettenti doti di quella interessante adolescente – che all’epoca era conosciuta solo in una parte del mondo scientifico (prevalentemente, se non esclusivamente, nelle facoltà di fisica delle università).

La noia nel leggere e ascoltare i molteplici dibattiti sull’argomento ha superato ogni limite di sopportazione. Si discute ad infinitum su soluzioni insensate, su miracoli inesistenti, su formule inutili, con interminabili lamentazioni su una “crisi” che non esiste. Sono in crisi, si sa, molte imprese del settore. Alcune hanno chiuso i battenti – anche recentemente e anche in Italia. Altre sono travolte da continui cambiamenti di proprietà e di gestione – o da un arruffato passaggio da strategie sbagliate a rimedi ancora peggiori. Ma non è affatto in crisi l’internet.

Le grandi imprese, quando si tratta della comunicazione, continuano a pensare alla pubblicità nei “mezzi tradizionali”, alle promozioni, a un po’ di direct marketing e di relazioni pubbliche, insomma le stesse cose di trent’anni fa. Che cosa è cambiato? Praticamente nulla. Un mare di chiacchiere sull’assurda ipotesi che la televisione, la stampa eccetera potessero essere sostituite, o intaccate, dai cosiddetti new media è evaporata in una nebbiolina evanescente. Un’infinità di tentativi mal concepiti non ha dato i risultati promessi. E così di questa scocciatura ci si può finalmente dimenticare, delegandola a qualche ufficio marginale che faccia qualche esperimento “tanto per esserci”.

La “nuova economia”, naturalmente, non esiste. Si tratta, semmai, di riscoprire i valori dell’economia reale dopo la grande ubriacatura delle speculazioni finanziarie. Di rimettere in gioco i valori di marca e di prodotto dopo gli esagerati vaneggiamenti sulla cosiddetta“immagine”. Di riproporre comunicazione rilevante invece di affidare tutto al noiosissimo e monotono affollamento di personaggi dello spettacolo cui si chiede di “incarnare” i più svariati prodotti o servizi – o di orpelli estetici per cercare di mascherare una totale mancanza di idee.

Ma l’internet c’è. E continua a crescere. L’Italia non è più un paese “arretrato” nei nuovi sistemi di comunicazione. Nel 2001 la diffusione della rete non cresce nel mondo business ma continua ad aumentare nelle famiglie.

Sulla situazione dell’internet in Italia rispetto al resto del mondo vedi i dati internazionali. Riguardo alla diffusione della rete nel nostro paese vedi Dati sull’internet in Italia e una sintesi di un recente rapporto del Censis.

Oggi, più che mai, ci sono serie e precise possibilità di uso dell’internet da parte di tutte le imprese, in tutti i settori. E la soluzione è concettualmente semplice.

Basta dimenticare i “millenarismi” fantascientifici, diffidare delle formule magiche, non credere nelle soluzioni banali, ripetitive o imitative. Non lasciarsi travolgere dalla fretta o ingannare dalla promessa di miracoli impossibili. Buttare dalla finestra i manuali tecnici e le elucubrazioni terminologiche. Non lasciarsi scoraggiare dagli inevitabili errori ma trarne lezione per imparare a far meglio. Non buttar via i soldi in risorse tecniche non necessarie, in monumentali e costose facciate con dietro il nulla. Concentrarsi sui valori umani, sulle relazioni, su una costruzione paziente e graduale, su una continua sperimentazione e verifica.

È facile? Non del tutto, anche perché occorre investire nella formazione di risorse umane (che si fa “sul campo”, con la sperimentazione reale, molto meglio che con ipotetiche e mal verificate impostazioni teoriche). Ma è molto meno difficile di come sembra.

Credo che sia finalmente venuto il momento di dimenticare i sogni e le panzane e di lavorare con più calma e serietà sulle soluzioni reali. Così finalmente si scoprirà che quella bella e simpatica signora è nel fiore degli anni, merita di essere conosciuta e frequentata. Non è un misterioso, infido e incomprensibile androide. È una viva e umana realtà. Ma se vogliamo sposarla – o almeno coltivare una duratura amicizia – dobbiamo capirla e conoscerla con tutta l’affettuosa attenzione che merita.


Giancarlo Livraghi     gian@gandalf.it





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