labirinto
Il filo di Arianna


luglio 2008

Giancarlo Livraghi


Disponibile anche in pdf
(migliore come testo stampabile)


L’autrice dell’Odissea

Introduzione a La figlia di Omero

di Robert Graves –1955

 
Questa è la traduzione della Historical Note in premessa a Homer’s Daughter
(che stranamente manca nell’edizione italiana
e che è essenziale per la comprensione di tutto il libro).
Ma queste osservazioni hanno un valore in sé, anche indipendentemente
dalla bella autobiografia, immaginata da Robert Graves, dell’autrice dell’Odissea.


I Figli di Omero, una confraternita di cantori itineranti che affermava di discendere dal famoso poeta cieco, con un ampio repertorio di saghe eroiche, in epoca classica aveva base nell’isola di Delo. Andavano di città in città in tutta la Grecia, Asia Minore, Sicilia, Italia e Nordafrica, ovunque accolti con protezione e ospitalità. Le loro opere erano attribuite a Omero in persona, benché fosse un segreto poco nascosto che molte erano di composizione recente.

Poiché la più antica e famosa di tutta la collezione era l’Iliade, che riguardava l’assedio di Troia, i Figli di Omero allargarono il ciclo troiano con nuove saghe che spiegavano ciò che era accaduto prima e dopo.

Per esempio, composero vari tragici “ritorni” narrando come i greci sopravvissuti a dieci anni di di guerra navigassero verso casa, ma naufragassero o finissero largamente fuori rotta – e al ritorno trovassero mogli infedeli e troni usurpati.

Alcuni degli altri “ritorni” ci sono noti, in opere di cui si è conservato il testo. Per esempio, nella splendida tragedia Agamennone di Eschilo, gli orrendi crimini di Clitemnestra e il doloroso destino di Cassandra (e anche, nelle Eumedini e Coefore, altri aspetti della stessa vicenda, con il ritorno di Oreste). Nei Nostoi (“ritorni”) il naufragio e la morte di Aiace Oileo. In varie narrazioni, anche rielaborate in libri “moderni”, il tortuoso viaggio di ritorno di Elena e Menelao – e i complicati intrighi di corte che seguirono. E ovviamente il “non ritorno” di un troiano nell’Eneide di Virgilio. ([n.d.t.]

L’Odissea, benché invariabilmente attribuita a Omero, fu composta almeno centocinquant’anni dopo l’Iliade – e l’atmosfera è completamente diversa: più dolce, più ironica, più civile. L’Iliade è un poema sugli uomini e per gli uomini, l’Odissea (nonostante il suo protagonista maschile) sulle donne e per le donne.

Chiunque l’abbia scritta aveva letto la maggior parte delle saghe omeriche di cui abbiamo tracce disponibili, in tutto o in parte, fuorché le più recenti – e sembra aver lavorato su un originale Ritorno di Odisseo. Ma la vicenda è ristrutturata, conservando pressappoco com’erano solo il prologo e alcuni altri versi.

L’Odisseo originale, a quanto pare, trovò sua moglie Penelope a vivere tumultuosamente con cinquanta amanti, che uccise tutti al suo ritorno a Itaca – e dopo averla rispedita in disgrazia da suo padre fu a sua volta trafitto per errore con una lancia dal figlio Telemaco, lontano da tanti anni, che era sbarcato improvvisamente e non l’aveva riconosciuto.

Nell’Odissea le “tante città” annunciate nel prologo sono ridotte a due. Le altre sostituite da isole geograficamente ignote, prese da una storia completamente diversa – un mito allegorico di un tale Ulisse, famoso per le sue astuzie nell’evitare la morte. Ma, una volta rimossi gli elementi allegorici di saga e di mito, ciò che resta nel poema è un’intima descrizione della vita domestica nelle province occidentali greche intorno al 750 a.C.

Il personaggio centrale è la principessa Nausicaa, figlia del re Alcinoo e della regina Arete di Feacia – un altro luogo non geografico.

Apollodoro, l’autore classico più autorevole sulla mitologia greca, identifica una tradizione che colloca la scena reale dell’Odissea sulle coste della Sicilia – e nel 1896 Samuel Butler, l’autore di Erewohn, arrivò indipendentemente alla stessa conclusione. Secondo la sua analisi il poema, come oggi lo conosciamo, fu composto a Drepanum, la moderna Trapani, nella Sicilia occidentale – e l’autrice era quella che descrive se stessa nel ruolo di Nausicaa.

Nessuno dei suoi contemporanei, per cui Omero era necessariamente cieco e con la barba, degnò la teoria di Butler della minima attenzione. E poiché aveva datato il poema circa trecento anni prima di ciò che oggi sappiamo, e non aveva spiegato come una principessa siciliana potesse far passare la sua saga per opera di Omero, i suoi due libri sull’argomento sono generalmente considerati un bonario scherzo.

Tuttavia, mentre lavoravo su un dizionario esplicativo dei miti greci, trovai irrefutabili le ragioni di Butler per un’ambientazione nella Sicilia occidentale e una donna come autrice. Non ho trovato riposo fino a quando ho scritto questo romanzo. Ricostruisce, da prove interne ed esterne, le circostanze che indussero Nausicaa a scrivere l’Odissea e spiega come, quale onoraria Figlia di Omero, riuscì a farla entrare nel canone ufficiale.

Questa la storia di una energica, brillante e devota ragazza siciliana, che salva il trono di suo padre dall’usurpazione, se stessa da uno sgradevole matrimonio e i suoi due fratelli dall’assassinio, prendendo coraggiosamente l’iniziativa invece di stare a guardare e sperare nel meglio.

Robert Graves    


Traduzione di Giancarlo Livraghi – 2008

Homer’s Daughter non è solo un romanzo affascinante,
di piacevole e appassionante lettura, ma anche una straordinaria
descrizione di un’epoca e di una cultura di cui Robert Graves
era uno studioso di profonda e ben documentata competenza.

Studi recenti confermano che l’autore dell’Odissea
non è lo stesso dell’Iliade e che fra il primo e il secondo
dei due poemi erano passati almeno due secoli.

Che il testo dell’Odissea, così come ci è stato tramandato,
sia stato scritto da una donna non è così precisamente
dimostrabile. Ma è molto plausibile.

[n.d.t.]



Su questo argomento vedi anche
Perché l’Odissea é stata scritta da una donna (1998)



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